Alcune decine di attivisti del Movimento 5 Stelle stanno presidiando, da questa mattina alle 11, la scalinata del Palazzo del Comune di Pescara.

Espongono uno striscione con la scritta "Pescara tradita" e un cartello con la scritta "dimissioni subito".

Presenti il capogruppo comunale Enrica Sabatini, i consiglieri comunali Massimiliano Di Pillo e Erika Alessandrini e il consigliere regionale Domenico Pettinari.

Tra cori inneggianti alle dimissioni del sindaco Marco Alessandrini, Pettinari ha preso la parola al megafono: "I cittadini di Pescara pretendono verità, mentre il sindaco ha mentito per mesi. Adesso deve andare a casa, perché questa amministrazione non è più credibile. Noi abbiamo già il nostro sindaco, che si chiama Enrica Sabatini ed è pronta a governare con la sua formidabile squadra".

La Sabatini annuncia: "Invieremo nuovamente la richiesta con la mozione di sfiducia ai consiglieri di maggioranza. Serve soltanto un'altra firma. Se non arriverà, significa che questi consiglieri di maggioranza vogliono un sindaco che mente alla città".

Il capogruppo del M5s ha inoltre aggiunto che "invierà ogni giorno una email al sindaco, per riferirgli le ragioni dei cittadini ed esortarlo a dimettersi".

"Non mi dimetto. Ho firmato il testo dell'ordinanza il 3 agosto scorso perché mi è stata sottoposta quel giorno e perché sapevo, con ampia buona fede, che si trattava soltanto di un tecnicismo procedurale, senza riflessi sulla salute pubblica. Oggi comunque non lo rifarei ".

Così il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, ha spiegato, in conferenza stampa a Palazzo di Città, la gestione della vicenda relativa all'ordinanza di divieto di balneazione, seguita allo sversamento di 30 mila metri cubi di liquami in mare, causato dalla rottura delle condutture fognarie di via Raiale il 28 luglio scorso. Solo il 3 agosto sarebbe stata emessa l'ordinanza di divieto di balneazione, retrodatata al primo e contestualmente revocata attraverso una ulteriore ordinanza.

"Abbiamo risolto il problema il giorno dopo il guasto - ha detto il sindaco -. Già il primo agosto il mare era pulito e dunque non ci sono mai stati problemi per la tutela della salute pubblica". Alessandrini, invece, ha preferito non commentare le indiscrezioni relative al mutamento della versione dei fatti fornita in Procura al pm Anna Rita Mantini: inizialmente avrebbe sostenuto di avere firmato l'ordinanza il primo agosto e il giorno successivo, dopo essere stato messo davanti alle conversazioni intercettate dagli inquirenti, avrebbe ammesso di avere firmato l'ordinanza il 3 agosto retrodatandola al primo.

"C'è un procedimento in corso - si è limitato a dire Alessandrini - e non è questa la sede per affrontare certi argomenti". Alessandrini ha poi ripercorso tutte le tappe della vicenda ed è passato al contrattacco definendo "strumentali le accuse e le richieste di dimissioni avanzate dall'opposizione".

Si è scagliato contro il M5s, che ieri gli aveva chiesto un passo indietro, anche in considerazione del cognome che porta. Un evidente riferimento al padre, giudice ucciso da Prima Linea negli anni Settanta.

"Sono polemiche volgari e inaccettabili, che investono la mia famiglia e la mia persona - ha rimarcato il sindaco -. Non c'è nulla di più violento che chiamare in causa persone che non ci sono più e non possono difendersi". Alessandrini ne ha avute anche per il centrodestra: "Prima di ergersi a moralizzatori pensassero alle secche finanziarie in cui ci hanno lasciato e all'inattendibilita' dei bilanci che ci hanno fornito".

FACCIA A FACCIA PRESUTTI (PD) ATTIVISTI M5S

Brusco faccia a faccia, davanti all'entrata della sala giunta del Comune, tra il capogruppo del Pd e i consiglieri e attivisti del Movimento 5 Stelle, accorsi per assistere alla conferenza stampa del sindaco Marco Alessandrini. Presutti ha invitato il gruppo pentastellato a rispettare l'iniziativa del sindaco. A quel punto gli attivisti del M5s hanno attaccato: "Ci vuoi cacciare?", "continui a difendere un sindaco che mente?", "ci vuole un po' più di onestà".

Presutti ha risposto rivendicando la propria onestà e bollando come "indiscrezioni di stampa, la vicenda relativa ad un procedimento penale ancora da chiarire".