E' attesa per oggi, dopo 7 anni e numerosi colpi di scena, l'ultima parola sulla morte di Sarah Scazzi, la quindicenne uccisa ad Avetrana il 26 agosto 2010.  Ha preso il via davanti alla Prima sezione penale della Cassazione l'udienza del processo per il delitto, che vede come principali imputate Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano accusate di aver ucciso la ragazza. In aula al Palazzaccio sono presenti il fratello della vittima Claudio, e il padre Giacomo.

La Cassazione è chiamata a decidere se confermare o meno la sentenza di condanna all'ergastolo per la zia Cosima Serrano e la cugina Sabrina Misseri. Madre e figlia sono accusate di aver strangolato la ragazza, il cui corpo sarebbe poi stato nascosto da Michele Misseri, marito e padre, a sua volta condannato a 8 anni per occultamento di cadavere, ma che dopo aver cambiato versione innumerevoli volte, continua ad autoaccusarsi dell'omicidio della nipote.

Ad aprile 2013 la corte d'Assise di Taranto ha condannato Cosima e Sabrina all'ergastolo, verdetto confermato il 27 luglio 2015 dalla Corte d'Appello, con una sentenza in 1277 pagine, depositata solo diversi mesi dopo. Il collegio della Cassazione è presieduto dal giudice Arturo Cortese, mentre l'accusa sarà rappresentata dal sostituto Pg Fulvio Baldi. Nel processo scende in campo lo studio del professor Franco Coppi, che difenderà personalmente Sabrina, e che da anni cerca di sostenere l'innocenza delle due donne indicando in Michele Misseri il reo confesso.

Oltre a Cosima e Sabrina, la Cassazione dovrà vagliare la posizione di Carmine Misseri, fratello di Michele, condannato a 5 anni e 11 mesi per soppressione di cadavere. Meno gravi le responsabilità di Vito Russo, l'ex legale di Sabrina Misseri condannato a un anno e quattro mesi in appello (due anni in primo grado), e di Giuseppe Nigro condannato fin dal primo grado alla stessa pena, entrambi per favoreggiamento. Il giorno della scomparsa, Sarah aveva appuntamento per un'amica per andare al mare, ma non si presento. Il suo corpo fu fatto ritrovare, proprio da Michele Misseri colpito dal rimorso, in un pozzo-cisterna 42 giorni dopo, confessando di aver ucciso la ragazza. Una versione ritratta poi alcuni giorni dopo, quando il contadino di Avetrana chiamò in causa sua figlia Sabrina. Misseri si è poi dichiarato colpevole, ma le indagini avevano preso un altro corso.