A Pescara va di scena il remake di Ti amerò... fino ad ammazzarti (I Love You to Death)

Sembra di essere tornati nel lontano 1990, anno in cui uscì la pellicola "Ti amerò fino ad ammazzarti". Anche il quel caso la sceneggiatura si era ispirata ad un reale fatto di cronaca accaduto ad Allentown (Pennsylvania) nel 1984. Dopo 32 anni la storia sembra ripetersi con tante analogie nella trama ma con una location diversa, Pescara.

Nel film il protagonista principale era Joey Boca, un pizzaiolo italo-americano sposato con Rosalia. Joey la tradiva, per questo Rosalia decise di ucciderlo. Da questo momento iniziano diversi tentativi per farlo fuori, tutti senza successo. Prima un killer per colpirlo con una mazza da baseball, poi una bomba nell'auto ed infine con un mix di medicinali camuffati all'interno di un piatto di pasta. Qualsiasi tentativo falliva, così Rosalia decise di assoldare prima un ragazzo che lavorava nella sua pizzeria e poi due tossici, per sparargli mentre lui dormiva. Paradossalmente anche quest'ultimo tentativo fallì portando all'arresto di Rosalia, la madre e i sicari.  


Nella sceneggiatura pescarese i protagonisti principali sono Daniela Lo Russo e Michele Gruosso, madre e figlio.
La comparsa, che nella sceneggiatura veste i panni del picchiatore, è Mosquera Zabala Edwin Andrei. Infine la vittima, un piccolo imprenditore edile di Spoltore, di 52 anni.
Il movente in questo caso non è il tradimento ma, secondo gli investigatori, sarebbe legato a dissidi interni, in particolare la mancata accettazione di lei e dei suoi figli da parte della famiglia di origine di lui. Ed ecco che madre e figlio (avuto in una relazione precedente) decidono di far fuori il marito di lei. Inizia così la nuova tragicomica su come ammazzarlo. Il primo pensiero, forse in memore del film, va ad uno straniero che potesse colpire il marito con una mazza da baseball. L'uomo riporta delle lesioni ma nulla di più. A questo punto l'idea che non ti aspetti, o forse sì! Nel film un mix di medicinali, questa volta la somministrazione, mescolato a bevande, di massicce dosi di anticoagulante (il Coumadin). Risultato? 
Sei accessi al pronto soccorso per strani e improvvisi sanguinamenti (dallo scorso marzo) fino al recente ricovero nel reparto di Ematologia di Pescara dove l'uomo è finito a causa dei valori del sangue sballatissimi. Una volta ricoverato, il dottor Paolo Di Bartolomeo, ha fatto analizzare un campione di sangue dal centro antiveleni di Pavia da cui è emerso che era imbottito di Coumadin e tranquillanti del tipo En. Anche questo piano, per rendergli il sangue più fluido e dunque sottoporlo al rischio di emorragie, è fallito. Finale?
La vittima è salva, madre e figlio sono in carcere per tentato omicidio aggravato e lesioni personali aggravate; il picchiatore è ai domiciliari.

Molto probabilmente, qualora l'imprenditore stesse già assumendo inconsapevolmente il Coumadin, l'aggressione con la mazza da baseball sarebbe stata architettata solo per riportare delle ferite. Ferite che, in ogni caso, con l'assunzione di anticoagulanti, sarebbero dovute essere letali per l'uomo. 

Il tenente Antonio Di Dalmazi spiega che:
"Le indagini non sono state semplici e all'inizio anche i medici hanno avuto difficoltà a capire perché l'uomo stava così male. Poi l'invio di un campione di sangue al Centro Antiveleni di Pavia e la svolta".