Pescara . Bufera sull'amministrazione comunale: sindaco, vicesindaco e un dirigente comunale sono stati investiti dalle onde, sporchissime, dello scandalo "mare inquinato" . Una vicenda non ancora conclusa ( potrebbe riservare altre sorprese)  che sta trasformando i consigli comunali in vere e proprie guerre di trincea. Da una parte il Sindaco Marco Alessandrini e la sua giunta ( che potrebbe perdere qualche pezzo) dall'altra tutta l'opposizione compatta che chiede le dimissioni del primo cittadino.

Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Nuovo Centro Destra vogliono la "testa" del sindaco e lo scioglimento della giunta che non cede e rivendica il proprio diritto di amministrare la città nonostante qualche errore o "leggerezza" di troppo.
Errori veri e propri ( e punibili )come quello di falsificare un'ordinanza di divieto retrodatandola, ma anche erori politici come trincerarsi dietro una mezza verità salvo ammetterla quando è forse tardi.

Il primo cittadino di Pescara ha commesso questi due sbagli, ma in conferenza stampa tenuta oggi a mezzogiorno ha voluto dare la sua versione dei fatti a stampa e cittadini spiegando il suo operato, rivendicando la propria buona fede e chiedendo rispetto alle opposizioni che lo attaccano anche sul piano personale: "Non mi dimetto. Ho firmato il testo dell'ordinanza il 3 agosto scorso perché mi è stata sottoposta quel giorno e perché sapevo, con ampia buona fede, che si trattava soltanto di un tecnicismo procedurale, senza riflessi sulla salute pubblica." - Ha dichiarato il sindaco.

In sostanza Alessandrini afferma che la riparazione del guasto della conduttura fognaria di via Rajale che ha sversato in mare circa 30 mila metri cubi di liquami inquinati, sia avvenuta il giorno successivo a quando è venuto a sapere della la rottura (31 luglio è stato avvertito, ma la fogna sversava in mare dal 28 luglio )e che un'ordianza di divieto di balneazione sarebbe stata inutile quando ormai il mare era stato "pulito" con l'Oxystrong quindi l'idea di scriverne una il giorno 3 agosto e retrodatarla al 1. Una procedura sicuramente scorretta, ma secondo Alessandrini fatta in buona fede essendo sicuro che i cittadini non avrebbero corso alcun rischio di salute, ma "oggi comunque non lo rifarei" ammette il sindaco.

Certamente a molti sarà spontaneamente sorta una domanda : e se il 3 agosto le analisi dell'ARTA non fossero state positive? Un grosso rischio, a quel punto l'ordinanza retrodatata sarebbe entrata in vigore o si sarebbe aspettato di ripetere le analisi finchè non risultassero positive e solo allora creare un'ordinanza fasulla retrodatata? Siamo nel campo delle supposizioni e processi alle intenzioni non si possono mai fare.

Nessun accenno all'indiscrezione secondo cui avrebbe ammesso di aver retrodatato un'ordinanza di divieto di balneazione solo quando è stato messo alle strette dal P.M. Annarita Mantini e dalle intercettazioni telefoniche contraddicevano la sua prima verità, cioè di aver firmato l'ordinanza il 1 agosto e non il 3.

Insomma tra tecnicismi e buona fede la sostanza è che molte persone ignare hanno fatto il bagno tra i liquami tra il 28 luglio e il 3 agosto.
Ma non è colpa del sindaco, o comunque non avrebbe potuto fare nulla, sembra questa in sintesi la spiegazione di Alessandrini che vuole andare avanti a governare la città di pescara, nonostante la "guerra" di trincea dell' opposizione. Dopo le scuse infatti sono iniziati gli attacchi al Movimento 5 stelle e a tutta l'opposizione rea di attaccare l'amministrazione in maniera scorretta ricorrendo anche ad offese personali. Alessandrini si riferisce al "passo indietro" suggerito dal M5S "anche in relazione al commento che porta" ( riferimento al padre del sindaco, il giudice Emilio Alessandrini assassinato da Prima Linea.

"Sono polemiche volgari e inaccettabili, che investono la mia famiglia e la mia persona" - ha rimarcato il sindaco -. "Non c'è nulla di più violento che chiamare in causa persone che non ci sono più e non possono difendersi".