Pescara . La voce del porto, si sono riuniti questa mattina a Pescara le marinerie adriatiche ormai allo stremo per le difficili condizioni in cui sono costretti a lavorare . Limiti di pesca restrittivi e iniqui e fermo biologico stanno mettendo a dura prova la resistenza degli armatori e dei pescatori che vivono grazie al loro lavoro in mare.

La pesca è consentita in un tratto di mare troppo ristretto, questo fa si che le barche debbano contendersi il pescato e rientino in porto tutte con lo stesso tipo di pesce, causando di fatto il crollo dei prezzi al mercato e l'aumento delle importazioni di pesce dall'altro versante Adriatico.

Non solo i pescatori, anche il mare Adriatico è in ginocchio a causa delle esplorazioni di ricerca di idrocarburi con la tecnica dell' Air Gun , bombe ad aria compressa fatte esplodere sotto il pelo dell'acqua, che allontanano (disturbano) i banchi di pesce e i cetacei.

"I pescatori non sono rivoluzionari e rispettano le leggi " chiarisce il portavoce della marineria Mimmo Grosso " per questo scegliamo la via del dialogo con le istituzioni e facciamo proposte concrete ma la Comunità Europe ci deve ascoltare, altrimenti..."

1 Riaprire alla pesca i fondaletti e la fossa di Pomo 2 sorvegliare anche le marinerie dell' altro versante Adriatico 3 limitare la ricerca degli idrocarburi 4 studiare meglio i tempi del blocco biologico per la riproduzione dei pesci
Sono queste in sostanza le proposte delle marinerie adriatiche riunite oggi a Pescara, da qui, secondo gli armatori devono iniziare le trattative con le istituzioni italiane ed europee al fine di riformare un settore importante dell'economia oggi purtroppo in crisi profonda.