Pescara .  "In queste condizioni non possiamo sopravvivere" Armatori e pescatori sono ormai in ginocchio a causa delle poco chiare limitazioni che regolano la pesca.

Mimmo Grosso, portavoce della protesta spiega senza mezzi termini quali siano i "guai" che affliggono le marinerie di Pescara, Ortona, Giulianova e San Benedetto coalizzate questa volta per chiedere a gran voce chiarezza e revisione del regolamento di pesca.

Il problema sono da una parte le porzioni di mare troppo piccole in cui è consentito pescare ( 510 miglia quadrate ) dall'altra i soliti progetti estrattivi(trivelle) che continuano a far esplodere bombe in mare che rovinano la pesca.

"Siamo costretti a muoverci in uno spazio di circa 510 miglia quadrati di mare, con una limitazione di circa il 70 - 80 per cento rispetto a quella che sarebbe l'area potenzialmente accessibile, Da una parte bisogna stare lontani (a partire dal 26 luglio scorso, per un anno) dalle aree interdette alla pesca ai fini della tutela delle specie ittiche, così come disposto dall'Unione europea. Dall'altra parte, poi, si deve tenere conto della rete di ricerca per le trivellazioni, come stabilito nell’ambito di un accordo tra il governo italiano e quello croato. Per quanto riguarda le trivellazioni stanno effettuando delle ricerche e per questo tipo di lavoro stanno scendendo da nord a sud. Qui non sarebbero ancora arrivati ma ci risulta che vengano esplose delle bombe d'aria in acqua e in questo modo si allontana il pesce. Nel momento in cui toccherà alla nostra zona, per noi si creerà un'ulteriore penalizzazione, ma l'Adriatico è già in ginocchio"

Pescando tutti nella stessa porzione di mare, inoltre, tutte le barche tornano in porto con lo stesso tipo di pescato, facendo crollare i prezzi e, di conseguenza, danneggiando il mercato.
 

E' stato convocato per sabato mattina un incontro confronto nella sede dell' Associazione armatori per studiare una strategia comune per fare giuste pressioni sui governi regionali :

"Presenteremo le nostre richieste al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, all’assessore Dino Pepe, al sottosegretario Giuseppe Castiglione e al direttore generale della pesca Riccardo Rigillo, per chiedere maggiore elasticità. Se non acconsentiranno alle nostre proposte chiederemo di essere pagati per le perdite subite, che siamo in grado di dimostrare, e riprenderemo le proteste, come quando abbiamo bloccato l'asse attrezzato" - Ha concluso Mimmo Grosso.