Pescara . Non bastano le classiche letture per bambini, o i classici avventurosi come Salgari e Jules Verne, molti educatori ormai ritengono che anche i più giovani debbano iniziare da subito a pensare alla sessualità espressa in ogni ordine e grado, per questo c'è chi vorrebbe introdurre nelle scuole nuovi testi, e , quando alcuni dirigenti scolastici osano vietarli ecco che si parla di inquisizione. Accade anche a Pescara, con un'iniziativa che, siamo sicuri, farà molto discutere.


Si chiama “Chi ha paura del libro cattivo?”, la maratona di lettura dei libri di cui viene proposta l'eliminazione dalle liste scolastiche, che avrà luogo domenica 13 dicembre in Piazza Sacro Cuore con l’adesione dell’Amministrazione comunale. Oggi la conferenza di presentazione degli eventi pescaresi a cui hanno partecipato l'assessore alla Cultura Giovanni Di Iacovo, il presidente Arci di Pescara Antonio Tiberio, Barbara Magliani dell’associazione Movimentazioni.

 

Da un anno e oltre in Italia c'è una certa isteria agitata dalla fantomatica sulla teoria gender che aleggia su quotidiani, social e convegni e che costruisce un'ansia anche attorno a tutto ciò che è letteratura per ragazzi – dice l’assessore alla Cultura e Istruzione Giovanni Di Iacovo - In teoria ci sarebbe in atto una sorta di cospirazione che porterebbe a voler manipolare le menti dei più piccoli conducendoli verso torbidi orientamenti sessuali. Il fronte prevede cose bizzare. E' accaduto anche a Pescara nell'ambito del Festival delle Letterature dell’Adriatico, in cui abbiamo da sempre una sezione dedicata all'infanzia perché ci stanno a cuore principi che mettano insieme educazione al senso civico, alla diversità e alla cultura. Dal momento che sono nati alcuni borbottii sulla linea legata all'educazione alla diversità abbiamo voluto fare una riflessione ulteriore e portare avanti il ragionamento, non soltanto difendendo l'importanza dell'educazione alla diversità, ma condividendola. L’occasione è nata in concomitanza di un fatto sgradevole avvenuto a Venezia, dove il sindaco ha letteralmente sconsigliato i dirigenti scolastici di proporre alcuni libri a scuola, favole illustrate per bambini, improntate ad una modernità della visione che avvicinano alla complessità della realtà e del vivere e dei possibili percorsi evolutivi. Al posto di avventurarci in difese altrettanto teoriche, vogliamo fare un’operazione di massa in nome della trasparenza e rivendicare l'educazione alla diversità e avvicinare i libri ai bambini, non allontanarli. Avvicinamento che è sì un'azione morale, culturale e fondamentale per un assessorato alla Pubblica Istruzione, per questo aderiamo alla campagna con una maratona che propone di legge i 49 libri inquisiti”.

“Chi ha paura del libro cattivo è un'iniziativa a carattere nazionale – spiega il presidente Arci Antonio Tiberio - perché da quando il sindaco di Venezia ha invitato i dirigenti scolastici a non adottare gli ormai noti 49 libri, da allora abbiamo cominciato a studiare come smontare questa vicenda. Una campagna necessaria perché nel nord-est altri sindaci avevano cominciato a pensarci, con una trasversalità di pensiero e di appartenenza anche abbastanza inquietante. Libri proibiti in quanto devianti. Data la complessità del fenomeno abbiamo pensato di organizzare il 13 dicembre delle letture pubbliche al fine di togliere un velo oscurantista che separa questi libri dalla conoscenza della massa, in modo che ognuno possa farsi un'idea. A Piazza Sacro cuore domenica pomeriggio cominceremo alle 16 e andremo avanti fino alle 19 leggendo i libri e alternando a convegni e focus il dibattito con la città”.

 

“Faremo anche un confronto con la cittadinanza – aggiunge Barbara Magliani, dell’associazione Movimentazioni - Tito Vezio Viola, educatore e responsabile della biblioteca di Ortona farà da coordinatore di questo dibattito a cui abbiamo invitato ad intervenire due responsabili dell'associazione Scosse di Roma, che sta portando avanti un lavoro dentro le scuole a livello nazionale su questa tematica. Cercheremo di far comprendere che il tema delle differenze in generale debba essere affrontato, molti parlano della differenza in senso lato, non necessariamente legate alla famiglia. Offrire un ventaglio di possibilità e far capire ai bambini che il mondo è variegato è compito di tutti, dalle famiglie alle scuole. Perché fare questo significa anche combattere il bullismo, mentre la chiusura e la mancata conoscenza significa creare gruppi di persone che possono mettere in difficoltà altri bimbi più deboli o in difficoltà perché diversi”