La Pesca fantasma minaccia i nostri mari , tanto che è scesa in campo la FAO per dettare le linee guida per difendere l'ecosistema marino da un nemico tanto insidioso . Si tratta dell'ammasso di attrezzature da pesca abbandonate, perse o dismesse nei fondali che possono continuare a 'vivere' negli abissi per decenni , continuando a catturare pesci , distruggere ecosistemi desertificando intere porzioni di mare , ma anche provocando pericoli per la navigazione.
Per rendere l'idea di quante di queste trappole vaghino nel mare basti pensare che sono circa un quinto dei rifiuti marini globali . 
Negli ultimi anni il fenomeno è aumentato notevolmente di massa e pericolosità a causa dell'aumento delle attività di pesca e soprattutto per l'ampio uso di materiali sintetici che "sopravvivono" in mare per decenni.
Boe satellitari, chip cifrati e ricevitori Gps di ultima generazione in grado di segnalare le strumentazioni abbandonate sono le armi messe in campo dalla tecnologia , ma da sole non bastano ad arginare questo problema . 
Un valido contributo lo danno le Cooperative pesca in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria: i pescatori con i loro pescherecci hanno recuperato 2,5 tonnellate tra reti fantasma e attrezzi dispersi, proponendosi a 'sentinelle dei mari'.