Regione e Sindaci cercano di aprire un vero “mercato delle vacche” sul Parco nazionale della Costa Teatina ma nei tavoli chi sta dando effettivamente le carte? Secondo WWF, Legambiente, Italia Nostra, Lipu, FAI, Marevivo e Pronatura
la Presidenza della Repubblica e il Ministero non devono lasciarsi 'imbrigliare' e devono chiudere subito l’iter soprattutto perché sono inaccettabili le argomentazioni di chi evidentemente non è ancora stanco delle colate di cemento a ridosso del mare.

LA NOTA COMPLETA

È decisamente sconfortante l’esito dell’incontro tra il presidente D’Alfonso e i sindaci del costituendo Parco Nazionale della Costa Teatina, stando almeno a quello che si deduce dal comunicato diffuso dalla Regione a commento dell’iniziativa. Un incontro che sa di “vecchia politica” e nulla ha a che vedere con “l'intelligenza collettiva” al servizio delle riforme e della comunità tanto decantata dallo stesso presidente. Da taluni sindaci sarebbe arrivata la richiesta di una “governance che dia maggiore spazio alle Istituzioni rappresentative del territorio e un quadro normativo da rivisitare in modo da non ingessare gli strumenti urbanistici vigenti”.

È bene che i cittadini sappiano che i parchi nazionali sono retti da un Consiglio composto da otto membri (che non percepiscono stipendi né gettoni di presenza, ma solo il rimborso delle spese vive sostenute per la partecipazione alle riunioni), tutti nominati dal Ministro dell’Ambiente ma indicati rispettivamente: 1 dal Ministero dell’Ambiente stesso, 1 dal Ministero dell’Agricoltura, 1 dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), 1 dalle associazioni ambientaliste e ben 4 (il 50%) dai Comuni del territorio. Puntare sulla richiesta di una governance che dia più spazio al territorio significa soltanto arrovellarsi sul nulla.

Ben più grave è la richiesta di non “ingessare” gli strumenti urbanistici e quella della richiesta di una vacatio di ben 60 mesi (5 anni!) prima dell’entrata in vigore delle norme di salvaguardia, quelle che dovranno tutelare la costa in attesa del varo del Piano del Parco. Un periodo inaccettabilmente lungo e al di fuori di ogni normativa di legge, evidentemente necessario ai solerti sindaci della costa per concludere la cementificazione del territorio (vedi resort e altro).

In realtà le norme di salvaguardia dovrebbero scattare in un tempo utile dalla istituzione di un Parco proprio per impedire atteggiamenti da assalto alla diligenza da parte di amministratori locali spesso tutt’altro che interessati alla salvaguardia del proprio territorio. Tali norme restano valide sino a quando il Parco non si dota di un piano di gestione, previsto dalla legge entro pochi mesi ma spesso adottato con ritardo proprio per gli ostacoli frapposti da quella governance locale che D’Alfonso vorrebbe addirittura potenziare.

Nel caso della costa teatina il commissario, nella vana speranza di superare le preconcette diffidenze di taluni sindaci, ha predisposto una norma che rinvierebbe, se trascritta nel decreto istitutivo, l’applicazione delle norme di salvaguardia dando un termine ragionevole di tre anni per l’approvazione del Piano. In questo periodo di interregno valgono gli strumenti urbanistici approvati, ma non certo quelli soltanto adottati, come vorrebbero alcuni sindaci amanti del cemento e non del benessere dei propri cittadini. Gli strumenti adottati sono, per chiarire, quelli che non hanno ancora superato tutte le fasi, anche di garanzia, previste dalla legge e che potrebbero anche essere stravolti prima della approvazione.

Il presidente D'Alfonso, inoltre parla della necessità di “salvaguardare la dignità degli investimenti” e “soddisfare il maggior numero possibile di Istituzioni ed il maggior numero possibile di interessi”. E allora gli chiediamo: Quali investimenti? E quali mercati? Forse cemento e petrolio? Il problema è “ingessare” gli strumenti urbanistici o bisogna iniziare ad affrontare temi centrali quale una legge a zero consumo di suolo che ci viene peraltro chiesta dall’Europa? E poi c'è Ombrina che avanza... Non è un caso che ad agosto è arrivato il decreto e che già il 14 ottobre si chiuda la conferenza dei servizi, mentre il lavoro del commissario chiuso a luglio è tenuto fermo. A chi giova questo ritardo?

Ci chiediamo anche: qual è la “dignità” di questi investimenti/interessi? E soprattutto chi sono queste “figure private” che sembrerebbero aver preso parte al tavolo e a che titolo? Si vuole davvero governare così il nostro territorio?

Ci saremmo aspettati un D’Alfonso coerente con il suo mandato elettorale che avrebbe dovuto alzare la voce e pretendere il rispetto della legge, da chiunque, anche da se stesso, e non scegliere un improbabile ruolo da mediatore tra il Parco e interessi che appartengono a poche lobby dell'economia novecentesca e non alla collettività dei cittadini. Come ci saremmo aspettati un confronto serio sui contenuti della green economy, sulla tutela di un'agricoltura e turismo di qualità e anche su una sana industria. Ma forse restano discorsi troppo alti per questa politica regionale succube di una “vecchia” Confindustria e di un centro destra intento a “salvare” il proprio percorso e qualche opera.

Il Parco nazionale della Costa Teatina è stato istituito dall’articolo 8, comma 3, della legge n° 93 del 23 marzo 2001. Per concludere un iter assurdamente protrattosi per quasi 15 anni occorrerà un decreto del Presidente della Repubblica. La norma prevede che ciò avvenga su proposta del Ministro dell'Ambiente d'intesa con la Regione. Solo che siamo in regime commissariale e gli elaborati presentati dal Commissario non potranno essere discussi: la politica locale ha fallito per tre lustri, non può illudersi di poter riconquistare spazio all’ultim’ora con motivazioni inesistenti e richieste inaccettabili.

Le associazioni WWF, Legambiente, Italia Nostra, Lipu, FAI, Marevivo e Pronatura chiedono al Ministero di non dare alcun credito a quello che somiglia decisamente troppo a un mercato delle vacche e di chiudere in fretta, senza ulteriori inaccettabili rinvii, un iter che ha superato ogni ragionevole durata e discussione.