Il Pubblico Ministero della Procura di Pescara ritiene che Vincenzo Gagliardi sia l'assassino di Carlo Pavone, ingegnere informatico, morto dopo un anno di coma, per essere colpito alla testa da un colpo di arma da fuoco nei pressi della propria abitazione a Montesilvano. Per l'accusa il movente dell'omicidio sarebbe da ricercare nella relazione extraconiugale tra Vincenzo Gagliardi,presunto assassino, e la moglie di Pavone.

"Progettavo un futuro con la moglie di Pavone, ma non sarei mai riuscito a vivere con lei e i suoi figli sapendo di aver fatto ciò di cui mi si accusa" - Vincenzo Gagliardi ha sempre continuato a negare di aver sparato contro Pavone, ma il Pubblico Ministero della Procura di Pescara Annarita Mantini, durante il processo con rito abbreviato, ha richiesto una pena di 30 anni di reclusione nei suoi confronti.
"Pavone" - ha dichiarato il PM Mantini al termine di una requisitoria di due ore -"era diventato un problema che si frapponeva al coronamento della storia in corso tra i due"

Anche l'alibi di Vincenzo Gagliardi, inoltre, non convince il pubblico ministero a casusa di discordanze temporali. 
Tuttavia la difesa di Gagliardi, nella persona dell'avvocato Renzo Colantonio, ha continuato a richiedere l'assoluzione, basando la propria linea difensiva sul fatto che furono trovati a pochi metri dal corpo esanime di Pavone un coltello con la lama innsanguinata sul cui manico non sono state trovate impronte di Gagliardi, facendo così presupporre la presenza di un'altra persona che avrebbe a che fare con l'omicidio.

"Si tratta una richiesta assolutamente congrua, il risarcimento lascia il tempo che trova, ci interessa che il responsabile sia punito" - l'avvocato della famiglia Pavone, Massimo Galasso ha voluto così commentare la richiesta di condanna a 30 anni, a carico di Gagliardi, formulata dal pm Annarita Mantini.