"Sono luciano d'Alfonso. Il mio post sul Mare Blue di mercoledì scorso conteneva l'emendamento salva adriatico! L'emendamento definito mercoledì prevede recupero competenza delle regioni, allontanamento oltre le dodici miglia, superamento "strategicita' per iniziativa petrolifera" e azzeramento di tutte le procedure ( compresa Ombrina). Questo lo preciserò a chi mi chiedeva di bruciare tessera e bandiera. Ho sempre pensato che la democrazia si regge sui convincimenti ( progressivi) non sull'odio. L'autonomia della Regione ha prodotto la Carta di Termoli che ha messo insieme tutte le regioni del sud e il Referendum."

L'ottima notizia è che il progetto di estrazioni di idrocarburi Ombrina Mare 2 quasi sicuramente non si farà più. Il Governo ha emesso un emendamento, cosiddetto "Salva mare blu", che ripristina il limite delle 12 miglia per le perforzioni petrolifere (correggendo di fatto lo Sblocca Italia che, invece, aveva sbloccato il mare Adriatico alle trivelle). Non si possono effettuare perforazioni entro le 12 miglia marine, cioè, finalmente, la Rockhopper non può estrarre nulla di fronte alla meravigliosa Costa dei Trabocchi ( a San Vito )

Soltanto queste righe bastano a provocare nell'animo di tutti gli abruzzesi , e di quanti amano il mare, un moto di grande euforia, dopo tanti anni di tribolazioni per questo pericolo costante, euforia mista ad un senso di rivincita nei confronti dell'"arroganza" di chi voleva arricchirsi sfruttando la parte migliore della nostra costa. Sinceramente che il Governo mettesse in dubbio la legge si stabilità, a questo punto, dopo tutte le autorizzazioni concesse alla Rockhopper dalla commissione di impatto ambientale del Ministero dell'Ambiente non se lo aspettava nessuno (o quasi).

Come Abbiamo fatto a vincere la guerra contro Ombrina Mare ? innanzitutto vincendo anni di battaglie : "I 40.000 manifestanti di Pescara, i 60.000 di Lanciano, i manifestanti a L’Aquila durante la visita di Renzi, i 500 a Roma sotto il Ministero potrebbero avere ragione sui lobbisti del petrolio e sul progetto Ombrina mare."

E' chiaro che, in questa situazione come forse non mai , gli abruzzesi sono stati compatti nell'avversione al Progetto Ombrina Mare 2 : un mostro di 35 metri X 24 metri, alta 43,50 metri sul livello medio del mare (come un palazzo di 10 piani!) con 4-6 pozzi. IL Tutt collegato ad una grande nave riadattata a vera e propria raffineria galleggiante, definita Floating Production, Storage and Offloading (FPSO), posizionata con ancoraggi a 10 km di distanza dalla costa.Tale nave avrebbe le seguenti dimensioni: 320 metri di lunghezza per 33 di larghezza e 54 metri di altezza massima (le fiancate si alzeranno dal mare per 22 metri; per paragone, l'ingombro dello Stadio Adriatico di Pescara da curva a curva è 220 metri, 2/3 della lunghezza della nave).

La guerra alle trivelle in Abruzzo ha assunto contorni anche drammatici: se il popolo è stato compatto, in politica spesso si è alzato il tiro, e il tono. E' vero che Luciano d'Alfonso aveva fatto della "guerra agli ufo" intesi come trivelle, uno dei capisaldi dell'ultima campagna elettorale che lo ha portato ad essere Presidente della Regione, è altresì vero che le altre forze politiche di opposizione ( M5S, F.I. e S.E.L) hanno sempre imputato al P.D. ls colpa di aver votato lo Sblocca Italia e di perseverare nella politica di petrolizzazione del distretto Adriatico.

"Perchè non strappate la tessera e abbandonate il Governo che autorizza il progetto Ombrina? " è stata l'accusa più ricorrente  dell'opposizione e "Il muro contro muro non serve a niente " la solida risposta degli amministratori del partito Democratico (presidenti, segretari e sindaci), chi ha avuto ragione ?
Se la strada dell' istituzione ( tardiva ) del Parco Marino a tutela della Costa dei Trabocchi è stato un fallimento, la strategia del referendum avrebbe potuto mettere in crisi tutta la politica energetica del governo, creando un precedente. Sicuramente in questo caso la mediazione è stata la mossa vincente.

"Tutto è partito dall’iniziativa referendaria decisa il 24 luglio a Termoli con i Presidenti delle Regioni Marche, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria - anch’esse minacciate da progetti di escavazione petrolipeta - e dalla comunione d’intenti cristallizzata nella cosiddetta Carta di Termoli, poi approvata all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni nella seduta del 20 ottobre. Oggi raccogliamo i frutti di quell’intesa, anche grazie all’attenzione riservataci dal Governo "

Diamo a Cesare quel che è di Cesare e a D'Alfonso i meriti di D'Alfonso  capace di instaurare un dialogo "competitivo" tra Regione Abruzzo e Governo centrale, le lobby petrolifere sono potentissime e non era facile vincere questa battaglia senza perdere nulla. Questa volta ha funzionato : in questo caso la politica è espressione della volontà popolare.