Mar Adriatico da salvare dalle trivelle: metà della popolazione della Croazia è contraria alle perforazioni in mare, la Slovenia le ha già vietate; e le stesse compagnie petrolifere in Croazia rinunciano ai permessi per la mancata convenienza economica delle estrazioni. Legambiente riporta della tre giorni, dal 26 ottobre ad oggi, di incontri a Spalato tra rappresentanti di organizzazioni e movimenti ambientalisti di Albania, Croazia, Montenegro, Slovenia e Italia che aderiscono al network Sos Adriatico.

"La Croazia per salvaguardare le sue coste ha sospeso i progetti per le piattaforme per la ricerca del petrolio nel mare Adriatico e penso che dovrete anche voi in Italia e sul l'altra sponda del nostro mare prendere in considerazione questa eventualità. Questo é un grande pericolo per il mare adriatico". Così il delegato dell'Ambasciata di Croazia in Italia Llija Zelalic, nel corso del convegno che si sta tenendo sulla Fregata Maestrale ad Ortona (Chieti) sulla Macroregione Adriatico-Ionica.

"La risorsa del turismo - ha aggiunto il delegato dell'Ambasciata di Croazia in Italia Llija Zelalic - é una risorsa più importante da sviluppare per i Paesi che si affacciano in questo mare. Il petrolio esiste in altri posti. Noi stiamo lavorando per costruire un porto a Fiume per lo sviluppo del 'natural gas' e lo sfruttamento dell'energia verde".

Per il no alle trivelle infatti si sono incontrati rappresentanti di organizzazioni e movimenti ambientalisti da Albania, Croazia, Montenegro, Slovenia e Italia che aderiscono al network SOS Adriatico. L'intento è quello di dare vita ad una piattaforma comune per difendere l'Adriatico dai petrolieri. Per l'Italia erano presenti Legambiente e i movimenti No Ombrina e Trivelle Zero Marche.

"I governi e le compagnie petrolifere cercano di fuorviare l'opinione pubblica in maniera analoga nei diversi paesi che si affacciano sull'Adriatico. L'Adriatico è unico e dobbiamo assumerci la responsabilità di proteggerlo. E' paradossale che in Croazia alcuni politici per cercare di contrastare le proteste sostengano che in Italia si autorizzano progetti senza problemi mentre in Italia con il medesimo intento portano ad esempio proprio la Croazia e il suo piano di rilascio di permessi", ha dichiarato Mosor Prvan dell'associazione SUNCE di Spalato.

"In Montenegro, d'altro lato, l'opinione pubblica non è informata sui piani del governo su ciò che avverrà in Adriatico. Il processo di esplorazione e di sfruttamento dell'Adriatico sta procedendo nella stessa maniera in tutti i paesi, con mancanza di trasparenza e adeguata informazione da parte delle autorità. Quando i cittadini sono informati sui loro diritti e sull'impatto delle attività petrolifere cambiano idea in maniera significativa" afferma Natasa Kovacevic dell'Associazione montenegrina Green Home. "Durante il meeting vi è stata molta attenzione a quanto sta accadendo in Italia - dichiarano Mattia Lolli di Legambiente, Giulia Zandri di Trivelle Zero Marche e Augusto De Sanctis del Coordinamento No Ombrina che hanno partecipato all'incontro - In particolare i nostri colleghi ci hanno chiesto approfondimenti sulle modalità di costruzione del vasto fronte che contesta le scelte del Governo Renzi a vantaggio dei petrolieri. Sono rimasti colpiti dalla partecipazione alle grandi manifestazioni, come quella in Abruzzo contro il progetto petrolifero Ombrina, di decine di migliaia di persone, di centinaia di comuni, della chiesa e di tante organizzazioni del lavoro, come sindacati commercianti, operatori turistici, pescatori e agricoltori. Ci hanno chiesto chiarimenti sulle molteplici iniziative di contrasto istituzionale portate avanti da diverse regioni e dagli enti locali e sulla miriade di ricorsi pendenti davanti ai tribunali amministrativi. Il confronto è stato molto proficuo perché sono state poste la basi per numerose azioni concrete comuni da realizzare nei prossimi mesi''.