L'Abruzzo manifesta contro Ombrina a Mare e il premier Matteo Renzi fugge.

La manifestazione di ieri a L’Aquila ha confermato la grande indignazione degli abruzzesi verso l’operato del governo Renzi che, secondo gli attivisti,  invece di amare l’Italia e la sua bellezza sta solo difendendo a spada tratta gli interessi dei petrolieri e le loro trivelle.
"Ombrina mare - ricordano i protestanti - è solo uno dei progetti petroliferi che il Governo vuole imporre alle comunità italiane. Trivelle stanno arrivando nelle Marche e in Romagna, le prospezioni fino al Salento e nello Ionio, altre trivellazioni di fronte la Sicilia. Tra poco potrebbe arrivare il via libera
ad Elsa2 davanti a Francavilla al mare. L’Adriatico non deve diventare una distesa di piattaforme dove basta un solo incidente per mandare sul lastrico decine di migliaia di operatori turistici, della pesca e dell’agricoltura di qualità. Ricordiamo che Ombrina mare, per stessa ammissione dell’azienda,
darebbe lavoro, forse, a 15 persone. Un ristorante della costa assicura maggiore occupazione".
Un progetto che prevede la piattaforma, 4-6 pozzi e la meganave raffineria da 330 metri ancorata per 25 anni a pochi chilometri da una costa, quella teatina. Un impianto che prevede grandi emissioni in atmosfera e che in situazioni similari, secondo la bibliografia, può comportare perdite di idrocarburi in
mare anche durante il normale funzionamento: "Ricordiamo che nel 2011 - spiegano i protestanti - una nave simile perse 40.000 barili di petrolio in mare di fronte alla Nigeria, con macchie di greggio che hanno ricoperto decine di chilometri quadrati di mare. Nel 2015 ne è esplosa un’altra di fronte alle coste brasiliane. Dovremmo accettare tutto questo per cieca fedeltà a Renzi e al suo sostenitore Chicco Testa?"
Per loro: "Sorprende l’accoglienza ossequiosa e docile con cui gli amministratori regionali abruzzesi hanno accolto il premier a L’Aquila. Timidi accenni nei loro discorsi per non innervosire il manovratore di turno, un potere, però, dopo quanto visto a L’Aquila, sempre più vuoto. Non c’erano sostenitori di
Renzi in piazza. Rivendicare e pretendere scelte opportune per il territorio dovrebbe essere l’unico intento degli eletti a vario titolo in Abruzzo".
"Stridono le loro timidezze - proseguono - rispetto alla determinazione del popolo abruzzese che da anni sfila in enormi manifestazioni da decine di migliaia di persone per poter scegliere quale futuro assicurare al proprio mare, alla propria terra e all’economia. L’arroganza del potere si sta trasformando pericolosamente in assenza della politica e di democrazia. Siamo sempre più distanti dal perseguire quella “democrazia ad alta intensità” di cui hanno parlato i vescovi abruzzesi nel loro documento contro il Decreto Sblocca/Sporca Italia".
In poche ore, con pochissimo preavviso e con un tam tam sui social, si è formata una manifestazione di centinaia di cittadini che per l’ennesima volta "ha fatto quello che avrebbero dovuto fare gli amministratori regionali e i parlamentari abruzzesi - spiegano - Insieme con i comitati aquilani, di Sulmona, di Avezzano, con gli studenti e i lavoratori, siamo riusciti almeno ad ottenere la fuga di Renzi, un premier di un grande paese, dalla porta di servizio, laddove gli amministratori regionali presenti non hanno dimostrato di essere in grado di incidere sulle scelte governative che potrebbero trasformare la regione verde d’Europa in una regione 'nera petrolio' ”.
Una manifestazione a viso aperto, quella di ieri, fatta di bandiere e di idee da portare avanti, dove non sono mancati momenti di confusione e tensione che hanno determinato alcuni feriti.
"Noi - spiega la segreteria di coordinamento 'No Ombrina' 2015 - vogliamo tutelare le spiagge e la qualità dell’Adriatico che già oggi è in forte sofferenza dal punto di vista ambientale e che certamente non può subire altre forme di pressione antropica. Vogliamo evitare nuove tragedie come quella
dell’esplosione del gasdotto di Mutignano avvenuta pochi mesi fa".
"E’ normale - si chiede - che per portare il gas in nord Europa senza alcun vantaggio per gli abruzzesi si debba far passare il grande gasdotto SNAM sulla faglie sismiche dell’aquilano, tra le più pericolose d’Europa? Anche su questo non vediamo alcuna indignazione nei confronti del potere romano e, soprattutto, quella rottura nei rapporti politici doverosa quando un governo va contro gli interessi dei cittadini. In altri tempi, con manifestazioni come quella di Lanciano con 60.000 persone, il Governo e i partiti avrebbero fatto marcia indietro correndo ad annunciare il blocco dei progetti petroliferi durante la manifestazione stessa. Constatiamo che la democrazia sta facendo passi indietro ed è questo che dovrebbe preoccupare".

"A L’Aquila, in ogni caso - concludono i manifestanti - abbiamo dimostrato di essere cittadini, non sudditi e, al contrario di altri, di amare profondamente la nostra terra e il nostro mare".