La salma di Alberto di Nola, ex maresciallo dei Carabinieri deceduto lo scorso 20 Febbraio nel Policlinico dall'Ara giace ormai da 117 giorni in una cella frigorifera dell'Ospedale di Lanciano a causa di una vicenda (documentata da Abruzzo Live Tv) che ha del grottesco.
Le disavventure di Alberto di Nola iniziarono a Gennaio dello scorso anno, a causa di una broncopatia che costrinse l'ex maresciallo a ricorrere alle cure di un ospedale, ma non riusci a trovare posto letto ne presso l'Ospedale di Chieti ne in una clinica privata della zona. Le condizioni di salute dell'uomo però peggiorarono al punto che Alberto dovette farsi curare ambulatorialmente dall'Ospedale Renzetti di Lanciano. Qui, dopo alcune analisi fu comunicato all'ex maresciallo l'urgenza di essere ricoverato in una struttura specializzata a causa dell'aggravarsi della sua broncopatia ostruttiva.
Inizialmente non riusci a trovare spazio in nessuna struttura tra Abruzzo e Marche, fino all'inizio di Febbraio quando finalmente fu accettato al Dall'Ara di Chieti. Qui le condizioni di salute di Alberto di Nola migliorarono, fino al 10 febbraio, quando, dopo aver effettuato una broncoscopia il suo polmone arrivò al collasso (9:30 di mattina) .

"Non fu soccorso subito" secondo i legali della famiglia, in quanto Di Nola sarebbe stato lasciato da solo nella sua stanza dopo l'esame e li la situazione sarebbe precipitata una prima volta a tal punto da dover essere trasportato in eliambulanza nel reparto di rianimazione dell'ospedale de L'Aquila (alle ore 14:40) dal momento che nell'Ospedale di Chieti dove gia si trovava ricoverato non aveva spazio.

La mattina del giorno 12 febbraio, le condizioni dell'ex maresciallo erano migliorate, per questo si decise di ritrasportarlo in eliambulanza da L'Aquila a Chieti, ma qui, il 14 febbraio, dopo un improvviso peggioramento grave, Di Nola fu ricoverato in rianimazione dove sedato rimase fino alla morte (20 febbraio)

Secondo l'esposto redatto dall' Avvocato Maria Grazia Piccinini la morte di Alberto Di Nola sarebbe" da attribuire ad imperizia, negligenza e superficialità dei medici che lo hanno tenuto in cura, soprattutto riguardo a coloro che hanno deciso di procedere con la broncoscopia, in presenza di un polmone enfisematoso, procurandogli un danno che si è palesato irreparabile e irreversibile"