Volevo_offrirtelo 
pagandolo_anche_a rate 
nu brillante.... 'e quindici karate. 
Ma tu vulive_a pizza 
a pizza a pizza 
ca pummarola n'goppe 
ca pummarola n'goppe 
Ma tu vulive_a pizza 
a pizza a pizza 
ca pummarola n'goppe 
a pizza_e niente chiu'!

Così cantava Aurelio Fierro nella canzone presentata al festival di Napoli del 1966, proprio per raccontare l’amore che gli italiani hanno per questo cibo. Gli italiani, di fatti, sono famosi all’estero proprio per due cose: la pasta e la pizza.
Esportata in tutto il mondo e dal 4 febbraio 2010  è Specialità tradizionale garantita dall’Unione Europea. Ma se proprio la volete assaggiare come comanda la tradizione allora dovete andare a Napoli. Lì tra i vicoli siete sicuri di assaporare il gusto originale della vera pizza, essa nacque come focaccia al forno già all’epoca degli antichi greci e romani, semplicemente miscelando gli ingredienti base che sono acqua, farina e un pizzico di sale. Veniva poi cotta al forno ad alta temperatura e servita molto calda. Faceva parte del classico cibo venduto per strada dai venditori ambulanti, che in cambio di pochi denari vendevano questa semplicità appetitosa. Con Il tempo non divenne solo cibo di strada,servito alla povera gente ma anche alle mense dei gran signori che non si accontentavano solo di questo condimento. Essa veniva arricchita con pezzetti di formaggio, in genere provolone piccante o caciocavallo e ingrediente immancabile un po’ di strutto sciolto per migliorare il sapore. 

Si trattava comunque di un cibo molto semplice ma già all’epoca molto gustoso e richiesto. La storia della pizza inizia ad evolvere con la scoperta dell’America e la diffusione del pomodoro in Italia. Allora a qualcuno venne un’idea per rendere la pizza ancora più appetitosa: perché non sperimentare anche il pomodoro sulla focaccia? Nacque così la marinara, la pizza più antica condita con pomodoro, origano e aglio
Esiste poi la vera storia della pizza Margherita che non possiamo tralasciare: Raffaele Esposito, il pizzaiolo dell’Ottocento napoletano più famoso, viene incaricato di far assaggiare alla Regina Margherita in visita a Napoli nel 1889 con suo marito il re Umberto I  proprio la pizza napoletana.

La leggenda racconta che egli, volendo fare bella figura, preparò tre tipi di condimenti : la classica focaccia con strutto, formaggio e basilico; la marinara con origano, aglio e pomodoro; e l’ultima variante con la mozzarella, il basilico fresco e il pomodoro per simboleggiare i colori della bandiera italiana, allora stato nascente. Essa fu appunto chiamata pizza Margherita in onore della Regina che dimostrò gradirla parecchio.
la pizza fatta con ingredienti giusti fa bene purtroppo attualmente Il prodotto italiano più diffuso nel mondo, valutato dagli assaggiatori professionisti, è a volte di bassa qualità. spesso non è digeribile, condita con olio di colza, lievitata 1 ora, con farina piena di glutine e mozzarelle estere di scarsa qualità e talvolta, può contenere elementi cancerogeni. I pizzaioli hanno l’abitudine di non pulire il forno, tra fumi e farina carbonizzata la pizza può rappresentare un rischio per la salute. Ci sono molte più pizzerie di quelle che possiate pensare che utilizzano addirittura dischi di pasta surgelata.

Per me la pizza è un alimento esenziale della mia dieta, se salto la mia porzione settimanale vado in astinenza, per cui potete immaginare il mio shock quando guardando L’inchiesta svolta da Bernardo Iovene nel programma “Report” sono venuta a conoscenza di questi fatti loschi, mi è caduto il mondo addosso.
Non possiamo parlare di pizze di qualità se non prestiamo un occhio anche agli ingredienti utilizzati,  in Italia, patria della mozzarella, importiamo prodotti dalla  vaga composizione e dal basso prezzo.  Anche per quanto riguarda il pomodoro  la provenienza non sempre è affidabile , inoltre l’80% del mercato consuma farine di tipo zero o doppio zero, che sono quelle con più contenuto di glutine e più ‘facili’ da utilizzare. Sono anche quelle però più lavorate che alla fine contengono meno alimenti nutritivi. I nutrizionisti ci avvertono che i composti nascosti nella parte più esterna dei chicchi sono tanti e tramite la raffinazione vengono tolti all’alimentazione quotidiana sia nel riso che nelle farine usate per pane e pasta. Davvero una grave perdita per la salute, dato che queste sostanze, nel loro insieme, possono avere così tanti benefici da farci addirittura vivere più a lungo. Alla luce di queste scoperte non mi sono persa d’animo e ho deciso che la mia pizza  settimanale l’avrei mangiata comunque ma seguendo le giuste regole della salute e della tradizione, la rivoluzione sarebbe partita dalla base utilizzando solo farina integrale.La farina integrale, diversamente dalla 00, conserva totalmente la crusca ed è per questo molto meno bianca e molto più ricca di fibre; quindi, dal punto di vista nutrizionale, è un alimento  più completo.
Gli studi ci avvertono che una dieta sana a base di cereali integrali, è capace di diminuire il rischio cardiaco, può essere collegata addirittura a una rilevante riduzione della mortalità. Sono più di 30 i costituenti del seme di grano intero che contribuiscono a proteggere la circolazione e il cuore. Almeno una trentina hanno un sinergico effetto antiossidante. Alcuni proteggono l’apparato digerente; altri possono proteggere fegato e apparato cardiovascolare. Insomma, abbinare le fibre ai biocomposti può essere una risorsa protettiva per apparato digerente, cuore, funzioni cerebrali e contrastare depressione, ansia, diabete ad anche tumori. Inoltre il consumo di cibo integrale può aiutare a tenere il peso sotto controllo non solo perché la fibra di cui sono ricchi riempie lo stomaco in assenza di un apporto calorico, ma anche perché, rispetto agli alimenti raffinati, contengono una quota maggiore di amidi-resistenti meno aggredibili da parte dei succhi intestinali e di conseguenza riducono il rischio di diabete. Ragion per cui ho cominciato a fare la pizza a casa, certo è un operazione che richiede molta premura, la farina integrale necessita di una lunga lievitazione che deve superare le 10 ore, va rimpastata spesso per attivare i lieviti, ma una volta arrivata nel piatto ogni sforzo verrà ricompensato dalla consistenza croccante, il gusto pieno e rotondo ed una digeribilità spiazzante. Vi lascio la ricetta della pizza che mi ha rivoluzionato il concetto di questo alimento e mi ha permesso di guardarla con un occhio diverso ed assaporarla con il cuore più leggero perché da quasi un anno è diventata un alimento di salute e non più una tortura per la mia linea.

PIZZA DI FARINA INTEGRALE
Ingredienti:
per l’impasto:
1kg farina integrale
250ml di acqua
15gr lievito di birra (un cubetto)
½ cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale
Per il condimento
250gr mozzarella
300ml passata di pomodoro
Olio,sale basilico

Procedimento:
 Cominciamo con lo sciogliere il lievito in 125ml di acqua tiepida alla quale aggiungiamo lo zucchero, versiamo il liquido sulla farina mescolando bene, quando il liquido sarà ben assorbito dalla farina, aggiungiamo in resto dell’ acqua nella quale avremo disciolto il sale, è importante che il lievito non venga a diretto contatto con il sale che inibirebbe la lievitazione lasciandovi con un impasto duro e non utilizzabile, è possibile che con queste dosi del liquido l’impasto risulri ancora troppo morbido, in tal caso aggiungete dell’altra farina,( ho notato che differenti marche di farina integrale assorbono diversamente i liquidi, in questo caso bisogna regolarsi con un po di senso pratico)  lavorate il composto lungamente, sbattendolo con forza sulla spianatoia, questo attiverà più velocemente la lievitazione. Formate una sfera e mettete il vostro panetto in un luogo asciutto e non troppo freddo facendo attenzione a coprirlo con un canovaccio umido. Passate 5 ore riprendete in vostro impasto e rilavorate per qualche minuto e ponete nuovamente sotto in canovaccio. Lasciate trascorrere altre 5 ore e  ripetete la procedura. Trascorsa un ora potete cominciare a stendere la vostra pasta in teglie antiaderenti leggermente unte di olio. Vesate sopra l’impasto un po di passata di pomodoro leggermente salata ( se dovesse essere troppo acquosa, fate evaporare l’acqua facendola cuocere brevemente), disponete la mozzarella tritata e precedentemente fatta scolare aggiungendo un po di sale. A questo punto avete un ottima margherita, io utilizzo questa base arricchendola con melanzane, oppure rape, broccoli ecc. ecc. insomma potete sbizzarirvi nel creare i gusti che più vi piacciono. Infornate per 15 minuti in a 250°.

PER NON SPRECARE
Sono certa che la vostra pizza avrà successo e molto probabilmente non avanzerà nulla, tuttavia potrebbe succedere che vi avanzi dell’impasto e non abbiate più mozzarella per farci altre pizze, formate delle piccole palline e infornatele per 30 minuti, avrete degli ottimi panini da condire con le verdure avanzate e ogni genere di insaccato