Un team di biologi marini dell'Università di Exeter (Regno Unito), grazie a moderni rilevatori satellitari, ha svelato alcuni affascinanti segreti nella vita degli squali elefante (Cetorhinus maximus), enormi pesci cartilaginei dei quali ancora conosciamo pochissime informazioni, proprio a causa del loro comportamento. I ricercatori, coordinati dal dottor Philip Doherty, hanno piazzato 70 GPS su altrettanti animali, e per 28 di essi sono riusciti a raccogliere dati per ben cinque mesi. A differenza di quanto si credesse, durante l'inverno gli squali elefante che vivono nelle acque britanniche non restano in loco, ma si spostano sino al largo del Portogallo, della Spagna e innanzi al Nord Africa. Alcuni sono stati segnalati nei pressi del Golfo di Biscaglia. Queste informazioni risultano fondamentali per la loro conservazione: “Sapere dove questi animali sono durante l'arco dell'anno ci permette di comprendere le minacce che debbono affrontare”, ha sottolineato l'autore principale dello studio pubblicato su Scintific Reports. Ancora non si sa se gli animali compiono questo tipo di migrazione tutti gli anni, e anche le ragioni non sono chiare, ma potrebbero comprendere l'accoppiamento, l'alimentazione o la semplice ricerca di acqua con una specifica temperatura.



Conosciuto anche col nome di cetorino o squalo pellegrino, lo squalo elefante, appartenente al variegato Ordine dei lamniformi del quale fa parte anche il celebre squalo bianco, è il secondo pesce più grande al mondo, dato che i maschi raggiungono i dodici metri di lunghezza per dieci tonnellate di peso. Al primo posto c'è un altro squalo, ovvero lo squalo balena (Rhincodon typus), che arriva a 20 metri di lunghezza per 34 tonnellate di peso. Lo squalo elefante ha una distribuzione praticamente cosmopolita all'interno dei mari temperati e vive anche nel nostro Mar Mediterraneo, ma è particolarmente diffuso nell'Oceano Atlantico settentrionale. I maschi per fecondare le femmine utilizzano una pinna pelvica modificata (pterigopodio) in grado di far arrivare lo sperma nella cloaca; un metodo riproduttivo caratteristico dei pesci cartilaginei. La specie è inserita con codice VU (vulnerabile) nella Lista Rossa della IUCN, ma per gli studiosi dell'Università di Exeter nei mari nordorientali si trova in pericolo critico, per questo si sta studiando l'idea di approntare aree marine protette. Lo squalo elefante è minacciato principalmente dalle reti da pesca, ma anche le collisioni con le barche, i rifiuti marini e i rumori prodotti dalle attività antropiche possono rappresentare un pericolo. Vive lontano dalle coste e transita nelle acque superficiali per brevissimo tempo, per questo conosciamo ancora molto poco di questo gigantesco pesce.




Una grande bocca ma con denti deboli
Generalmente gli squali vengono considerati veloci, inarrestabili e voraci predatori dei nostri oceani, ma esistono tre specie di grandi dimensioni che anziché attaccare attivamente le prede filtrano il plancton, sfruttando un nuoto lento ed elegante. Esse sono lo squalo balena, il bizzarro squalo bocca grande (Megachasma pelagios) e lo squalo elefante. Quest'ultimo cattura il micro-plancton marino mantenendo l'enorme bocca spalancata e facendolo filtrare attraverso appendici chiamate branchiospine, poste nell'apparato branchiale. Sono in pratica una sorta di “pettine” grazie al quale riescono a filtrare il minimo microorganismo planctonico presente nell'acqua. È un metodo di pesca differente da quello delle balene, che filtrano l'acqua attraverso i fanoni spingendola fuori dalla bocca muovendo la lingua. Lo squalo elefante ha i denti, ma sono piccoli ed estremamente deboli.