I dati forniti dal dossier a cura della Caritas e Migrantes parlano chiaro. Gli immigrati cercano lavoro più degli abruzzesi e di conseguenza trovano lavoro più di quest'ultimi.

  • Il 57,7% degli immigrati sono occupati nell'economia abruzzese. Abruzzesi residenti e occupati sono il 39,5%.
  • Cerca lavoro il 12,3% degli stranieri e solo il 6% degli italiani.
  • Ancora una grande disparità tra gli inattivi: 32% stranieri e 54,5% italiani.

Sono dati allarmanti? A nostro avviso sì. Gli immigrati sono occupati con una percentuale del 18% in più in confronto degli abruzzesi. Ci doppiano nella ricerca del lavoro e sono quasi la metà gli inattivi.

Bisogna ricondurre questi dati alla solita cantilena che gli italiani non vogliono fare più certi lavori? A nostro avviso no. Non si discute nel merito di una tipologia di lavoro, ogni lavoro è nobilitante, ma nel merito dei diritti che ogni lavoratore dovrebbe avere. Diritti che ci siamo conquistati in secoli di storia e sudore. Questo è il vero problema. Gli immigrati hanno chiuso entrambi gli occhi pur di lavorare, accettando condizioni lavorative senza assicurazioni, senza pensare alla sicurezza e soprattutto accettando delle condizioni economiche al forte ribasso. Gli italiani tutto questo non lo accettano, giustamente. Le aziende a cui lo hanno permesso sono immediatamente migrate verso popoli con una manodopera di assoluto vantaggio. Le altre, costrette a vario titolo di rimanere a lavorare nel Bel Paese, si assicurano manodopera straniera per approfittare di condizioni a loro favorevoli. Il meccanismo non funziona, non regge. Da un lato conosciamo benissimo il termometro della tolleranza degli italiani tra sfiducia e aberrazione. Dall'altro non crediamo ci possano essere esseri umani che siano felici di prostrarsi di fronte a certe condizioni lavorative svantaggiose. Infine abbiamo la fascia di coloro che approfittano di questa situazione pur di poter aumentare il loro profitto. Non è assolutamente il caso di tanti piccoli e medi imprenditori che fanno davvero fatica e devono lottare quotidianamente per arrivare a fine mese e fare i conti con un cuneo fiscale asfissiante. Ma qualcuno di sicuro se ne approfitta, insieme alle istituzioni che glielo permette.   

La nostra tesi è avvalorata dai numeri del dossier. L’aumento degli stranieri si registra in vari settori, soprattutto in quello edile. L’Aquila, ad esempio, si distingue proprio per le costruzioni e per l’agricoltura, ma soprattutto nella Marsica, dove si sono registrati anche molti casi di sfruttamento (turni di lavoro di 12 ore e una paga di 2 euro l’ora) che si affiancano però a molte situazioni regolari. Non a caso l'aquilano in Abruzzo è il territorio con il maggior numero di stranieri.

GLI IMMIGRATI SONO AUMENTATI DEL 15% IN UN ANNO – In Abruzzo si registra una crescita del’15%, pari a 11.306 stranieri in più, dal 2014 al 2015. Gli ultimi dati disponibili sono del 2015 e riferiscono che nella nostra regione sono presenti 86.245 stranieri (l’anno precedente 74.939).
L’Aquila è capofila dell’ospitalità con 24.357 residenti stranieri, seguita da Teramo (23.940), Chieti (20.195) e Pescara (17.753).


DA DOVE VENGONO? – La comunità più numerosa in tutta la regione è la romena (31,3%), seconda quella albanese (15,9%), seguite da Marocco, Macedonia e Cina.

 

F.D.T.