Mimmo oggi ha 46 anni da 26 è disabile grave a seguito di una malattia, dopo alcuni anni di coma oggi riesce a stabilire un minimo contatto con la realtà ma dipende in tutto e per tutto dai suoi genitori. Donato ha quasi 30 anni ed è sordomuto dalla nascita, inoltre  soffre di una grave forma di autismo, vive ogni minuto della sua vita fra le quattro pareti della sua casa con i suoi genitori e, ogni tanto, con i nonni che però non ce la fanno più a seguirlo. Mario è un ragazzone di quasi cinquanta anni autistico grave fin dai primi anni di vita, è stato sempre seguito dai suoi genitori ed oggi frequenta una comunità che offre un luogo diverso dalla propria casa grazie al lavoro di tanti volontari, spesso genitori e familiari dei diversamente abili. Mimmo, Donato e Donato sono i protagonisti di alcune delle tante storie di “ordinario” dolore che si affronta con dignità e coraggio spesso senza poter contare sull’aiuto delle istituzioni e degli enti preposti, anche per legge, a sostenere le famiglie con queste problematiche.  

L’Italia purtroppo non è un paese per le diverse abilità e l’Abruzzo non fa eccezione, pochissime, da contarsi sulle dita di una mano, le strutture pubbliche o private in grado di offrire un valido supporto alle famiglie con diversamente abili. Si parla di centri diurni, dove equipe di specialisti siano in grado di seguire e far fare attività ai disabili, oppure di case famiglia capaci di affrontare il tema del “dopo di noi” ovvero l’assistenza futura, quella che sostituirà l’amore e le cure di mamma e papà quando loro non ci saranno più. Argomenti sui cui si discute da sempre ma che all’Aquila non hanno ancora trovato uno spiraglio di concretezza. Nella città che si dibatte ancora tra i mali del post sisma e della ricostruzione, queste problematiche sono ancora affidate all’abnegazione delle famiglie e del volontariato. Già ancora loro, le famiglie dei diversamente abili che hanno fondato associazioni, tre sono quelle attive in città, e che si sono organizzate in veri e propri centri diurni per sostenere e cercare di dare una parvenza di normalità alla vita di decine di ragazzoni come Donato e Stefania e Valeria e chissà quanti altri tutti ancora troppo giovani e allo stesso tempo troppo adulti e con famiglie alle spalle che iniziano a pensare al dopo. Una di queste associazioni che lavora da circa trent’anni in città è l’A.P.T.D.H. ( Associazione per la tutela e i diritti nell’handicap) assiste ancora in un container, la sede storica è stata distrutta dal sisma del 2009, una ventina di giovani/adulti disabili (l’età va dai 16 ai 50 anni) ai quali viene proposto un ricco ventaglio di attività e progetti adeguati alle tante patologie che l’associazione accoglie “ La situazione è sempre più difficile - ci spiega la Presidente Anna Rita Felici - intanto perché non è più sostenibile lavorare ed assistere questi ragazzi in una situazioni di precarietà come quella che viviamo oggi che non ci permette di fare di più per i nostri ragazzi e per le loro famiglie. Abbiamo il sostegno delle istituzioni che in realtà diminuisce di anno in anno, ci muoviamo su molti fronti pur di racimolare finanziamenti che ci aiutino ad andare avanti, ma le possibilità di assottigliano sempre di più mentre le necessità dei nostri ragazzi aumentano. Nella nostra città non c’è nessuna struttura pubblica in grado di sostenere le famiglie con queste problematiche e la cosa grave è che le idee i i progetti sui cui si discute da tanti anni sono ancora tutti da concretizzare”. Insomma, se possibile, L’Aquila è ancora di più una città off limits per i diversamente abili “praticamente - continua Felici - tutto è demandato alle famiglie ed al lavoro delle associazioni di volontariato che spesso, come la nostra, sono formate da persone che hanno familiari disabili”. Così da un po di giorni si è tornati a parlare della realizzazione di una casa famiglia, probabilmente in un edificio in via Antinori nel centro storico dell’Aquila, ma anche qui sono tanti e diversi gli inghippi che in molti hanno perso la speranza di poter avere una struttura che darebbe un pò di sollievo ai genitori anziani di giovani/adulti disabili. “Poi ci sono le cose che non ti aspetti - conclude la presidente dell’APTDH - nel 2015 la Fondazione Carispaq ci ha scelto per il loro annuale Premio dedicato alla Solidarietà e al di là della soddisfazione  per il riconoscimento A tanto lavoro e tanto sacrificio, ci sono arrivati un bel pò di soldini extra che ci aiuteranno nel 2016 a fare qualcosa di più per i nostri ragazzi, come per esempio dare la possibilità a tutti di fare una vacanza al mare”. Ad un comune mortale può sembrare niente, per un diversamente abile costretto ad una vita sempre uguale è un’opportunità fantastica. Da non perdere e da vivere come solo loro, i disabili, sanno insegnare.  

Servizio Angela Ciano 
Regia contributo video  Diego Lepiscopo