In questi giorni di maltempo la neve è arrivata fin sulla costa, come spesso accade ci sono le polemiche, i malumori legati ai disservizi e la rabbia di chi è limitato nelle incombenze di tutti i giorni. Il coro degli scontenti contrasta quello degli ottimisti e dei bambini che vedono in questo fenomeno un opportunità di evasione dai soliti schemi, lo stimolo per nuove esperienze e nuove sensazioni.

A me la neve piace, adoro il silenzio a cui rimanda, quel rumore ovattato dei passi, le grida dei bambini che giocano lanciandosi palle di neve o si impegnano nella costruzione di pupazzi di neve dall'abbigliamento stravagante e le espressioni buffe. Mi ricorda di quando ero bambina ed abitavo in montagna: mio padre dopo aver liberato la strada insieme ai vicini di casa, ci imbacuccava per bene e ci portava fuori, armati di buste per la spazzatura che avrebbero fatto da slittino, passavamo le ore a giocare rotolandoci fino a bagnarci pure le mutande.
La pacchia finiva quando la mamma ci richiamava in casa preoccupata che ci beccassimo un accidente, una volta cambiati e riscaldati davanti al fuoco cominciava il vero momento magico. Papà ritirava dentro una scodella messa fuori al tempo opportuno perchè si riempisse di neve, mamma ci versava sopra un po di mosto cotto appena scaldato vicino al fuoco e tutti insieme dotati di cucchiaino gustavamo quel sorbetto improvvisato, mangiando dalla stessa scodella.
Questo pasto condiviso è uno dei ricordi più dolci della mia infanzia. Per un giorno o due il mondo con i suoi doveri e problemi si fermava, le scuole erano chiuse, a lavoro si attaccava un po più tardi perchè si aspettava che lo spazzaneve passasse a liberare le strade principali. La mia cara amica neve ci permetteva di fare colazione tutti insieme e di passare più tempo tra di noi.

A volte penso che un po di neve dovrebbe continuare ad essere la scusa per rallentare e passare del tempo in famiglia. D'altronde non capita spesso di potersi godere lo spettacolo della neve in spiaggia, la prima volta che mi è successo mi ero trasferita in un piccolo appartamento per conto mio e dopo pochi mesi una coppia di amici mi aveva ragiunto, occupando l'appartamento accanto al mio. Quel giorno decidemmo di fare colazione come una famiglia , tutti insieme. Dopo essercela presa comoda sorseggiando caffè e assaggiando dolcetti vari, uscimmo, direzione spiaggia, il mare ululava, il vento ci schiaffeggiava, ma noi arrivammo a destinazione. Davanti agli occhi si aprì uno spettacolo insolito, il contrasto tra il continuo danzare del mare e l'immobile e soffice velluto bianco sotto il quale, serena. riposava la sabbia, non posso descrivere la poesia e l'emozione di quelle immagini. Restammo per un po lì, scambiandoci abbracci, tenendoci per mano e giocando come i più sciocchi dei fanciulli, la giornata fini con pranzo e cena fatta tutti insieme ogniuno facendo la sua parte.

In questi giorni ho ripensato molto alle sensazioni che da  mangiare tutti insieme da uno stesso piatto. Se mangi da un solo piatto insieme ad altre persone sei costretto a guardarti negli occhi, le posate si scontrano dando vita a allegri scherzetti e simpatici scambi di sorrisi, certi messaggi dell'anima prendono strade, quelle giuste, senza bisogno di parole, si spalancano le porte di un intimità che a volte questo cyberspazio ci illude di avere, proprio mentre la sta cancellando. È impossibile terminare un pasto simile senza sentirsi appagati profondamente nel corpo e nello spirito. Mia nonna mi raccontava sempre che un piatto, in particolare, si usava consumare tutti insieme direttamente dalla pentola: la polenta .

Vi lascio questa ricetta ora che la neve è quasi sparita per ricordarvi che a volte fa bene spegnere la tv, lasciare il cellulare nella tasca del cappotto, apparecchiare con tanti bicchieri e posate ed un solo piatto, il resto verrà da se.

POLENTA DEL BOSCAIOLO
Per la polenta
500gr di farina di mais
2l di acqua
 1- 2 cucchiai di olio
sale grosso
per il sugo
 500ml di passata di pomodoro
300 gr di funghi misti
200gr di macinato di cinghiale o salsiccia sbriciolata
1 spicchio di aglio
 mezza cipolla
una manciata di timo selvatico
una foglia di alloro
un rametto di rosmarino
sale, pepe olio.
Mezzo bicchiere di vino rosso

Preparazione:
inanzitutto prepariamo il condimento visto che non potremo più curarlo una volta iniziata la cottura della polenta.
In una pentola facciamo soffriggere la cipolla, una volta imbiondita versiamo la passata di pomodoro e lasciamo cuocere a fuoco basso. A parte in una padella antiaderente facciamo sfrigolare l'aglio con le erbe aromatiche e la carne, quando sarà ben cotta aggiungiamo i funghi , a metà cottura eliminiamo i grassi in eccesso e sfumiamo con il vino e spegniamo. A questo punto possiamo aggiungerlo al sugo di pomodoro o lasciarlo da parte per avere due alternative diverse di condimento.
Terminata la cottura del sugo ci dedichiamo alla polenta armandoci di forza e volontà.
In una pentola dai bordi alti mettiamo a bollire l'acqua già salata, poco prima del bollore aggiungiamo a pioggia e poco per volta la farina facendo attenzione che non si formino grumi, continuate a mescolare lentamente e costantemente sempre nello stesso verso per 40 minuti aggiungendo a metà cottura l'olio che renderà più facile gli ultimi minuti di cottura e darà più  lucidità alla vostra polenta.
 Una volta cotta trasferite il composto su di un tagliere o in capienti scodelle dove precedentemente avrete versato un a piccola quantità di sugo, cospargete la superficie con sugo a paicere, carne e funghi e per i più golosi una spolverata di parmigiano.

PER NON SPRECARE

se avanza della polenta versatela in uno stampo da plumcake foderato di pellicola, quando sarà fredda tagliatela a fette, potrete grigliarla e gratinarla al forno con fontina e parmigiano, friggerla come da tradizione barese o accompagnarla ad una zuppa di verza e fagioli.