100 pagine di verità: il Presidente della Regione Luciano D'Alfonso ha pubblicato sui social network le motivazioni della sentenza del processo Housework proferite dalla Corte D'Appello che lo scorso 30 Marzo ha confermato l'assoluzione dell'allora Sindaco di Pescara.

100 pagine dalle quali emerge una verità inconfutabile: Non ci fu nessuna tangente da Toto e l'appello del PM Gernnaro Varrone non reggeva dall'inizio perchè non ha introdotto argomenti nuvi per dimostrare l'erroneità dell'assoluzione in primo grado.

Così si chiude la vicenda Houswork che si trascina dal lontano 2008 quando l'allora sindaco di Pescara, travolto dallo scandalo su presunte tangenti, mai prese, da parte dell'imprenditore Toto, fu arrestato e costretto alle dimissioni.

Oggi più nessun dubbio, come si legge nella sentenza di conferma dell'assoluzione datata 30 marzo 2015, 400 pagine in tutto in cui uno ad uno vengono a cadere tutte le ipotesi di reato contestate, l'impianto accusatorio in particolare poneva l'accento sui conti correnti "dormienti" o poco attivi di D'Alfonso, ipotizzando tangenti e reati di corruzione in particolar modo da parte dell'imprenditore Toto.

Niente di tutto questo, l'appello ha confermato la sentenza di assoluzione del Febbraio 2013 che aveva dato ragione la difesa dell'avvocato difensore Giuliano Milia: "Nessuna congrega del malaffare" è stata la famiglia ad aiutare economicamente D'Alfonso e non le tangenti scrivono i giudici nelle motivazioni:
"La nostra realtà è caratterizzata da modelli familiari che si mobilitano in favore di un congiunto e lo sostengono economicamente soprattutto nel caso in cui è il personaggio più promettente" - e ancora - "D’Alfonso non era a libro paga di Toto, l’accusa di corruzione è infondata: nulla dimostra che le elargizioni dei Toto siano in controprestazione di provvedimenti amministrativi riferibili alla volontà di D’Alfonso" - "Tanto più che tra la famiglia Toto e D'Alfonso esisteva un datato rapporto amicale già da prima che D'Alfonso fosse eletto sindaco." - contunano le motivazioni -" E i Toto erano soliti, nel contesto di tali rapporti e in termini sicuramente non riconducibili a illeciti scambi, elargire a D’Alfonso attenzioni anche in momenti in cui l’amministrazione assunse decisioni contrarie agli interessi dei Toto [...] Se fosse vero che i Toto avevano a libro paga il sindaco, questi ultimi avrebbero efficacemente agito per evitare provvedimenti sfavorevoli dal Comune e invece la difesa ha dimostrato come l’amministrazione aveva assunto decisioni sfavorevoli ai Toto che si pongono in contrasto logico con una combutta prezzolata per favorirli"