"C'è un'ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va..Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa".
Questo non è solo un verso sulla felicità del poeta Trilussa, ma è anche l'incipit dello spettacolo dal titolo "Ero felice e non lo sapevo" di Maurizio Battista, scritto a quattro mani con Riccardo Graziosi, che si è tenuto presso il Teatro 'D'Annunzio' di Pescara e che per tre ore ha fatto 'impazzire' di risate la città adriatica.
Sul palco, nessuna particolare scenografia, solo una grandissima immagine della mamma di Battista come sfondo; ad esibirsi in realtà, è stato un uomo dalla doppia anima: comica, in primis, perchè con la sua accentuatissima 'parlata romana' ha saputo divertire e coinvolgere il pubblico, protagonista anche dei suoi sketch improvvisati; ma non è mancata la componente sentimentale su cui poi ruota tutto il suo spettacolo in cui attraversa la sua vita e ricorda soprattutto l'amata mamma che in più occasioni il comico ha citato, poichè profondamente addolorato dalla sua perdita.
Proprio con una dolorosa frase lui ha sottolineato questo vuoto lasciato dalla morte del genitore: "Nel momento in cui ho perso la mia mamma, ho smesso di essere figlio".
Si è parlato dunque molto della felicità: attraverso un’analisi dettagliata degli ultimi cinquant’anni Battista ha analizzato quelli che sono i vizi e le virtù dei tempi moderni, soffermandosi sui sacrifici e sulle dure regole imposte in passato da nonni e genitori e che oggi non esistono più; un'analisi la sua,
pungente ed ironica allo stesso tempo.
"Non mi piace il momento che stiamo vivendo", ha specificato il comico romano, infatti nonostante l’ironica considerazione sulle scelte fatte negli ultimi anni e sull’inevitabile cambio di abitudini che c'è stato nel corso del tempo è chiaro che la vera essenza delle cose è stata persa di vista dalle persone e
non è un caso, secondo Battista, se è difficile andare avanti.
Troppo spesso capita di pensare alla felicità come a qualcosa di irraggiungibile e forse anche troppo difficile da raggiungere ed inevitabilmente, secondo la sua analisi, sono tante le domande che le persone si pongono a proposito di questa realtà considerata così astratta.
Come non chiedersi allora se ci si accorge della felicità solo quando la si perde o se possono tutti confermare che basta poco per essere felici.
La felicità altro non è che lo stato d’animo positivo di chi vede realizzate le proprie aspirazioni, i propri desideri e la bellezza delle persone, secondo Battista è messa in risalto proprio dal sorriso: "Se mi trovo di fronte a due gemelli identici ed obiettivamente belli, e se uno ride e l'altro no, per me è bello solo quello che ride".
Infatti, per lui, è interessante conoscere il punto di vista di persone che sono sempre pronte ad ironizzare sulla vita e regalare sorrisi; di perennemente bello però c'è la donna, che malgrado è complessa, ed ormai al passo con i tempi ha cambiato le sue abitudini rispetto alle donne della sua infanzia, rimane addirittura più 'grande' dell'uomo.
Lo spettacolo si è concluso con una straziante poesia scritta da lui e dedicata alla mamma, fragile, piccola, e che la morte ha voluto con sé: "..30 anni sono passati da quell'agosto infame..".

Alessandra Renzetti