SANTO STEFANO DI SESSANIO – A giudicare dalle tracce lasciate sui campi arati di fronte al Municipio, i cinghiali che nella notte hanno attraversato il borgo di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) dovevano essere davvero tanti. Un problema annoso e ancora irrisolto, denunciato più volte dai produttori locali che hanno dovuto fronteggiare la distruzione di ettari ed ettari di coltivazioni, dalle lenticchie alle patate, grano e fagioli.

Sulla distesa verde di fronte al palazzo del Municipio, nel centro storico del borgo, dove ogni anno si rinnova la sagra della lenticchia, i cinghiali hanno lasciato a terra segni evidenti del loro passaggio.

“Se i campi fossero già stati seminati a patate il danno sarebbe stato maggiore”, denuncia Ettore Ciarrocca, presidente dell’associazione Produttori della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio e rappresentante di un territorio che da tempo pone il problema del numero di cinghiali in crescente aumento.

“Il problema riguarda anche l’incolumità dei cittadini – aggiunge – se pensiamo che il branco di cinghiali ha praticamente attraversato il paese, in particolare nella zona a ridosso del palazzo comunale, cosa poteva succedere se, in quel frangente, si fossero imbattuti nei cinghiali degli esseri umani?”.

I cinghiali, aveva denunciato Ciarrocca a questo giornale, arrivati anche nelle zone abitate del borgo, vanno ad abbeverarsi nelle fonti d’acqua di Santo Stefano, perché “nelle aree limitrofe al borgo, quelle fuori dall’area Parco, l’ente provinciale ha autorizzato gli abbattimenti selettivi mentre l’ente Parco nazionale ha invece recintato il lago di Racollo”.

Una situazione questa che favorisce la presenza massiva degli ungulati nel borgo tra i più belli d’Italia, con un risultato disastroso e danni irreparabili, oltre al problema della sicurezza visto che i cinghiali arrivano addirittura fino agli ingressi dei ristoranti.