I pescaresi hanno fatto il bagno nella fogna per tre giorni,il 27, il 28 e il 29 luglio scorsi, ignari del fatto che la fogna di via Raiale aveva sversato in acqua 25 mila metri cubi di liquani e che il livello di inquinamento del mare era di 4 volte superiore a quello consentito per legge. 

I cittadini non sapevano nulla e continuavano a fare il bagno nella melma, denunciavano un inquinamento evidente dell'acqua e gastroenteriti ed impetigine per chi faceva il bagno, ma dall'amministrazione hanno ricevuto solo rassicurazioni sulla buona qualità delle acqua, non solo dall' amministrazione comunale di Pescara, ma di tutto il litorale.

Poi è venuta fuori la vicenda della conduttura fognaria rotta, tirata fuori dalle segnalazioni di bagnanti imbestialiti e dai giornali, mai dall'amministrazione.

E dall'assurdo scaricabarile tra Comune, Aca e Arta ecco il colpo di scena meno atteso, ma forse ovvio: il sindaco di Pescara Marco Alessandrini sapeva, ha firmato anche un'ordinanza di divieto di balneazione, ma nessuno l'ha diffusa per non danneggiare gli affari degli stabilimenti balneari, sperando che le correnti portassero via la chiazza marrone.

Un comportamento non corretto quello del sindaco che ha letteralmente fatto infuriare i cittadini che ne stanno chiedendo le dimissioni.

In questi giorni convulsi erano stati tantissimi gli amministratori locali che con ogni mezzo cercavano di dimostrare l'indimostrabile, che nonostante ciò che i bagnanti denunciavano, il mare fosse pulito e balneabile. Oggi invece, probabilmente dopo il terremoto sull'amministrazione pescarese, in molte zione del litorale in prossimità delle foci dei fiumi, sono comparsi i cartelli con il divieto di balneazione.

Cartelli che per legge sarebbero dovuti già essere li, anche d'inverno, ma che fino a ieri erano stati "dimenticati" o "rimossi".
Intanto sul web i bagnati arrabbiati si uniscono e minacino battaglie legali, costituendo uno staff di avvocati che raccogliendo adesioni e testimonianze sul web denunceranno il comune di Pescara.
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