Da un lato una cruda verità che fa male e dall'altra una scelta di marketing. Le anticipazioni sulla biografia di Danilo Di Luca ci lasciano basiti. E' un male per tutto il mondo dello sport, per tutti gli appassionati e soprattutto per i più giovani che coltivano speranze di un futuro roseo nel mondo del ciclismo. Ma ciò che anticipa Danilo del suo libro "Bestie da vittoria", in uscita Martedì prossimo, è una scomoda verità che potrebbe e dovrebbe far aprire gli occhi a tutto un comparto per far sì che le cose possano finalmente migliorare. Negli ultimi anni il mondo del ciclismo è stato travolto da continui casi di doping e la maggior parte hanno riguardato i migliori atleti del settore. L'ombra del doping incombe tutt'oggi senza che nessuno provi a migliorare le cose, facendo un danno enorme ad uno sport così bello come quello del ciclismo. Le parole di Di Luca sono solo un continuum di problematiche tanto gravi quanto attuali.

"Se non mi fossi dopato non avrei mai vinto. Non mi pento di niente. Ho mentito, ho tradito, ho fatto quello che dovevo fare per arrivare primo. Nel ciclismo tutti sanno la verità, ma la verità è inaccettabile".

Continua:
"Nel 1997, al terzo anno da dilettante, inizio con la farmacia. Inizio a doparmi seriamente nel 2001 al terzo anno da professionista. Mi procuro tutto coi mercati paralleli. Diventiamo come animali, come bestie. Non siamo eroi, siamo dei pazzi scatenati. Per un ciclista l'importante è vincere, non pensi mai che ti possono beccare, che ti puoi ammalare".

Ancora:
"I velocisti prendono la nitroglicerina in pastiglie per fare delle sfiammate supersoniche negli ultimi tre chilometri. La sciolgono sotto la lingua prima della volata. Tornano nuovi. Quando i direttori sportivi dicono 'non so niente', mentono. L'ambiente non ti obbliga a doparti, ti sollecita, il campione crea un indotto che dà da mangiare a un sacco di famiglie".

E conclude con:
"Scopro che hanno modificato il sistema di rilevare la presenza di Epo nel sangue fino a 24 ore dopo l'assunzione. Io l'avevo fatta alle 11 di sera. Con 500 unità, i tempi di rintracciabilità sono dalle 3 alle 6 ore, ero tranquillo, sarei risultato pulito anche se fossero venuti al mattino. Ma i miei calcoli non sono serviti a niente. Quindici anni fa, qualcuno arrivava a farsi anche 4.000 unità al giorno. Una follia. I ciclisti sono degli eccellenti infermieri. L'assunzione di sostanze illegali porta la menzogna: mentiamo alla famiglia, alle mogli, ai giornalisti, ai massaggiatori, ai meccanici, perfino ai nostri colleghi. Ogni ciclista sa che tutti si dopano eppure nessuno parla e qualcuno sostiene pure di andare 'a pane e acqua'. Mentire diventa naturale come respirare. La verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero".

Il doping è una malattia assolutamente da debellare. Abbiamo raccolto anche un'altra testimonianza di un giovane corridore che a causa del doping ha visto svanire nel nulla la propria carriera. Dopo alcuni successi da dilettante, diversi supervisori misero gli occhi su questa giovane promessa. Subito i primi contatti con la famiglia del ragazzo. Senza mezze misure "consigliarono" all'atleta di iniziare a prendere da subito sostanze dopanti in quanto altrimenti gli sarebbe stato impossibile poter fare il salto dai dilettanti ai professionisti. Addirittura erano meravigliati del fatto che non lo facesse già nella propria categoria dilettantistica. Questo, purtroppo, li portò a fare più pressioni in quanto riconoscevano in lui un talento puro che avrebbero potuto "sfruttare". La decisione della famiglia, condivisa dal ragazzo, fu categorica. Conscio delle proprie forze era convinto di potercela fare anche senza il doping. Nonostante il suo estro non riuscirà mai a coronare il suo sogno. Dopo anni di lotte, si deve pur vivere, la triste decisione di rinunciare a questo sport per iniziare a lavorare come autista di autobus. Il Padre, G.T., da sempre appassionato di ciclismo e del suo idolo Gianni Bugno, ci racconta di una delusione indescrivibile. Dopo tanti anni si commuove ancora ricordando la loro triste storia. "Uno sport che ho amato così tanto ma che mi ha fatto così male". "Siamo ripartiti da Tivoli con un sogno svanito ma con la consapevolezza di essere delle persone serie, pulite, oneste".


F.D.T.