Quando, una frase o una foto espressa sui social Facebook, può rappresentare diffamazione? E' sempre complicato per un giudice stabilire il confine tra opinione, satira e diffamazione, specialmente sui social network. Terra di nessuno o mondo a metà tra il reale e il virtuale, finora non sono mai stati chiari i confini dei social: chiunque può pubblicare qualunque cosa in ogni momento e, se un post viene ritenuto particolarmente offensivo dagli altri utenti viene segnalato e cancellato dai gestori del social che non si assume nessuna responsabilità, del resto, al momento dell'iscrizione su tutti i social, l'utente accetta di assumersi tutte le conseguenze di ciò che pubblicherà.
Dal Presidente della camera Laura Boldrini alla cantante Rihanna, ultimamente sono state diverse le personalità vip (ma anche persone non note)  a minacciare denunce e querele a chi con un post insulta o lede la loro immagine, l'ultimo personaggio noto ad accodarsi alla lista dei potenziali "imbavagliatori" c'è il Presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso.

Sono in mollti a pensare che le piazze virtuali come Facebook, nate per scambiare messaggi e opinioni tra gli utenti, siano spesso usate in maniera inappropriata dai personaggi famosi e soprattutto dai politici per promuovere le proprie iniziative e per far campagne politiche e che, quindi, il rischio di essere insultati dovrebbe essere messo in preventivo, ma la realtà non è sempre esattamente così. C'è una giurisprudenza sulla diffamazione anche per quanto riguarda i social e non mancano le sentenze di condanna o conseguenze anche peggiori come licenziamenti e ripercussioni sul lavoro. E' emblematico il caso del post provocatorio sulle torture della Polizia durante il G8 di Genova scritto dall' agente Fabio Tortosa che ha causato la sospensione (con dimezzamento dello stipendio) dal servizio dell'autore e punizioni per 98 poliziotti rei di aver apprezzato il post messendo "mi piace" tra cui il Capo della Mobile di Genova immediatamente rimosso e trasferito a Roma.

Chi sbaglia ( a scrivere) paghi ! Ma il caso del Governatore Luciano D'Alfonso si differenzia per una particolarità: non si tratta di essere permalosi, ma anche di calcoli. il Presidente, infatti, ha deciso che nel caso di risarcimenti per diffamazione sui social network userebbe le somme per finanziare progetti pubblici e dal suo profilo Facebook ci informa di avere già in mente un piano di opere pubbliche da realizzare.

"Con i soldi che incasserò farò opere pubbliche dedicate al bello e all'estetica" ha dichiarato il Presidente, alludendo alle 100 mila euro ottenute dalla causa contro il giornale Libero che lo aveva associato allo scandalo Fangopoli, ai 150 mila euro che potrebbero arrivare dal Fatto Quotidiano che lo aveva definito "carcerato" e alle richieste di risarcimento di 70 mila euro a testa a tre utenti Facebokk e di 200 mila euro al consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Pettinari accusati di averlo associato alla compravendita della ASL di Pescara, vicenda finita anche su Striscia la Notizia.