Incontro con due grandi personaggi della cultura italiana per ascoltare la loro storia di persone, di artisti, di personaggi pubblici coraggiosamente impegnati da decenni nella vita culturale e civile: Carla Fracci e Beppe Menegatti.

A proporlo sono I Solisti Aquilani, con la cui performance scende il sipario sulla IV edizione dei Cantieri dell'Immaginario. L'appuntamento e' per le 21.30 del 13 agosto, in piazza Santa Margherita a L'Aquila.

Regina della danza classica italiana e internazionale, ballerina e coreografa Carla Fracci racconta la sua vita per consegnare al pubblico i saperi e le esperienze che l'hanno portata al successo. Ricordi privati e professionali, in un inevitabile intreccio che la lega al marito Beppe Menegatti, regista di molte creazioni da lei interpretate.

Una ricostruzione biografica a due voci nel tracciato di partiture del Novecento, affidate alla esecuzione dei Solisti Aquilani: un racconto verbale e musicale diretto, che lascia per un momento da parte l'amplificazione piu' frenetica e frammentata della moderna narrazione multimediale. Uno schermo sul palco aggiunge alle storie suggestioni visive e immagini significative che ripercorrono i momenti salienti dell'autobiografia dei protagonisti.

"Se gli italiani hanno scoperto il balletto negli anni 50 e 60, gran merito va alla ragazza milanese di periferia, che apparve sulla scena al momento giusto, nella Scala del dopoguerra diretta da Antonio Ghiringhelli e stregata dalla voce di Maria Callas", cosi' Mario Pasi, in una sua pubblicazione.

Fu Luchino Visconti, il famoso regista, a segnalare la "Carlina" nel Passo d'addio, il saggio pubblico (ora non si fa piu') di fine corso o scuola. Carla danzo' con Mario Pistoni lo Spettro della rosa di Fokin dopo la Sonnambula della Callas.

Era il 1955, fu la rivelazione di quella magica stagione. Poi, nel 1961, arrivo' in Occidente Rudolf Nureyev, e il balletto europeo torno' grande. Di Carla Fracci offre un ritratto molto puntuale la Bentivoglio: "Riverberata dagli abiti immancabilmente bianchi, sovrana di uno stile angelicato e senza tempo. Altro che femminismo, altro che mode. Fracci ha reso il tutu' e le punte un sogno popolare, restituito i paradisi del balletto all'uomo della strada".

"Ho danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Sono stata una pioniera del decentramento. Volevo che questo mio lavoro non fosse d'elite - ricorda Carla Fracci - ho relegato alle scatole d'oro dei teatri d'opera. E anche quand'ero impegnata sulle scene piu' importanti del mondo sono sempre tornata in Italia per esibirmi nei posti piu' dimenticati e impensabili. Nureyev mi sgridava: chi te lo fa fare, ti stanchi troppo, arrivi da New York e devi andare, che so, a Budrio... Ma a me piaceva cosi', e il pubblico mi ha sempre ripagato".

E, riferendosi all'incontro con Menegatti dice: "Erano i tempi di Visconti e della Callas: Vestale, Sonnambula, Traviata. Una stagione di collaborazioni straordinarie: Giulini, Bernstein. Circostanze come quelle... ci vorra' un bel po' di tempo perche' possano ripresentarsi. Qualche generazione, forse. Beppe era al centro di tutto questo e a me sembrava...irraggiungibile".