Un gruppo di persone ha manifestato davanti al comune di Pescara contro il progetto dell’elettrodotto che passerà da Villanova a Tivat (Montenegro). L’opera fa parte di un enorme progetto nell’area mediterranea e in questo caso si prevede un tracciato complessivo di 450 km di cui 375 di cavo sottomarino, con una tensione di 380/400 Kvolt, con portata fino a 1 GW di potenza e di altri 75 km di connessioni terrestri in Montenegro. Secondo i contestatori il tutto avrà il costo di un miliardo di euro a carico delle bollette elettriche italiane. I lavori rientrerebbero nel piano di infrastrutture per la funzione strategica di collegamento con i Balcani in seguito all’accordo del 2011 tra Italia e Serbia firmato dall’allora ministro Paolo Romani per l’importazione di energia rinnovabile da quel paese.

I manifestanti ritengono che l’energia sarebbe utilizzata per il mercato europeo e non per i consumatori italiani e che grazie all’esplosione di produzione solare e eolica il progetto non avrebbe più senso. I comuni interessati al tracciato dovrebbero ottenere 23 milioni di euro di risarcimento ambientale da investire in opere pubbliche tra i quali 5 milioni a Pescara, 3 a Cepagatti e 2,5 alla Regione.

I manifestanti temono un incremento delle patologie tumorali nelle zone interessate ai lavori, l’impossibilità di coltivare i campi e il deprezzamento dei terreni e degli immobili locali. I contestatori affermano che il progetto si basa su studi e proiezioni realizzati negli anni 2000 che oggi non rispondono più ai consumi attuali, ormai scesi circa del 10% mentre ne veniva preventivato invece un rialzo e fanno notare anche la assenza di consultazioni delle popolazioni interessate.

 

 

Antonio Danese