CAMILLO D'ALESSANDRO SUI FATTI ACCADUTI OGGI IN CONSIGLIO REGIONALE: MALEDUCAZIONE ISTITUZIONALE CHE SOMIGLIA ALLA VIOLENZA

Oggi in aula c’è stato solo un delirio, quello della maleducazione istituzionale che assomiglia alla violenza. Altro non è se non violenza impedire lo svolgimento di un Consiglio regionale occupando gli scranni assegnati dai cittadini al governo della Regione e imporre il proprio punto di vista contro le regole del confronto democratico.
Ciò che cercavano era l’obolo per i propri telefonini, immagini da iniettare in rete per dimostrare la propria esistenza. Aspettavano solo che qualcuno li rimuovesse per potersi immolare davanti ai cellulari già pronti dei loro collaboratori, con l’unico scopo di apparire difensori di chissà quale verità.
Ma la verità è una sola: non hanno un’idea di Abruzzo, non hanno presentato una proposta, non hanno sfidato la maggioranza sul terreno dell’alternativa di idee, semplicemente perché non ne hanno e non avvertono neanche il bisogno di averle. In loro prevale la logica della sceneggiata, che oggi è andata oltre ed è diventata violenza.
Tra l’altro, la ragione sulla quale hanno fondato la loro protesta consiste nel fatto che il bilancio in discussione non avrebbe capitoli, poi però si scopre che tutte le Regioni hanno presentato il bilancio in questo modo perché da quest’anno c’è una nuova legge che dispone l’uniformità contabile.
Ma studiare le normative è difficile, mentre è molto più facile organizzare sceneggiate.
Camillo D’Alessandro, coordinatore della maggioranza in Consiglio regionale