Ci sono tre aree contigue alla faglia responsabile della sismicità in corso che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e "hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo", tra 6 e 7, quindi di intensità pari ed oltre quella registrata nella notte tra martedì e mercoledì nel Reatino e nell'Ascolano. Queste aree "identificano possibili futuri terremoti nella regione già colpita dagli eventi degli ultimi anni". Lo dice la Commissione nazionale Grandi Rischi che ieri ha tenuto una riunione durata ore presso il Dipartimento della Protezione civile per un esame della situazione all'indomani del terremoto che ha colpito l'Appennino centrale nella zona attorno ad Amatrice.

I tecnici dell'area geologica e sismica del Dipartimento della Protezione civile hanno aggiunto che le tre aree contigue alla faglia responsabile della sismicità in corso e che secondo la Commissione Grandi Rischi "hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo", tra 6 e 7, sono quelle di Monte Gorzano, che si trova all'interno dei Monti della Laga e a cavallo tra Abruzzo e Lazio, al confine fra la provincia di Teramo e quella di Rieti; quella del Monte Vettore, che e' il rilievo montuoso più alto del massiccio dei Monti Sibillini, appartenente al comune di Montemonaco, provincia di Ascoli Piceno, e quella di Montereale, nella provincia de L'Aquila. Queste aree identificano possibili futuri terremoti nella regione già colpita dagli eventi degli ultimi anni", dice la Commissione Grandi Rischi

Non e' indicata la parte temporale, in quanto di impossibile previsione allo stato dell'arte della ricerca scientifica. E non a caso e' rilevato che l'evento di Amatrice "si inserisce nella sismicita' che ha sconvolto l'Appennino centrale negli ultimi secoli e decenni e può essere considerato come un tipico terremoto appenninico, compatibile con la storia sismica e con il contesto sismotettonico regionale" e che "i dati disponibili non evidenziano anomalie nella sismicità nelle settimane precedenti, che possano essere collegate all'evento principale". Lo scopo della riunione era la valutazione dei possibili scenari evolutivi dell'evento, "alla luce delle informazioni attualmente disponibili", e la "proposta di misure atte a ridurre la vulnerabilità, con speciale attenzione alla salvaguardia della vita umana". Nell'esprimere il cordoglio per le vittime di questa nuova tragedia e al contempo nel complimentarsi con il Dipartimento della Protezione civile "per l'efficacia con cui sta affrontando l'emergenza", la Commissione Grandi Rischi rileva che nelle prime 36 ore la sequenza ha seguito il decorso tipico delle sequenze sismiche appenniniche, con un numero relativamente alto di scosse di assestamento. 

Tuttavia, altre volte nel passato le sequenze sismiche di questa regione hanno avuto una ripresa o si sono propagate alle aree limitrofe, ad esempio per gli eventi del 1703 (con due eventi di magnitudo quasi 7 a distanza di un mese) e del 1639 (con una distribuzione dei risentimenti simile a quella della scossa del 24 agosto scorso). E qui c'e' il passaggio relativo alle tre aree contigue alla faglia responsabile del terremoto di questi giorni che non hanno registrato eventi recenti di grandi dimensioni e sono aree dal potenziale tale da produrre terremoti di elevata magnitudo, aree che "identificano" possibili futuri terremoti nella regione già colpita da eventi del recente passato, ovvero quella zona che finisce con il coinvolgere Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria.

La Commissione Grandi Rischi non manca di rilevare poi che come emerge dalle prime risultanze dei danni provocati dal terremoto di mercoledì "le criticità sono legate alle vulnerabilità tipiche delle varie tipologie edilizie storiche presenti non solo in questa zona, ma anche in buona parte d'Italia". Si tratta di "vulnerabilità ben note, collegate in gran parte a carenze costruttive originarie ma anche a scarsa manutenzione ed alla trasformazione degli edifici nell'arco del tempo". L'esperienza dei terremoti passati ha dimostrato che "e' possibile aumentare considerevolmente la sicurezza, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia delle vite umane, anche con interventi di miglioramento sismico limitati e localizzati, accompagnati da una adeguata manutenzione". Di qui la raccomandazione di "intensificare l'azione delle amministrazioni pubbliche al fine di velocizzare e completare i programmi gia' avviati per la valutazione della vulnerabilita' e la riduzione del rischio sismico nell'intera regione, con particolare attenzione agli edifici strategici e rilevanti, e di incoraggiare i proprietari a valutare la vulnerabilita' sismica delle proprie abitazioni e ad intraprendere le azioni migliorative conseguenti". Un appello quindi a mettere mano alla materia edilizia, intendendo con questo il rafforzamento della protezione antisismica.


Dichiarazioni sulla stessa falsa riga arrivano anche dallo stimato professore, Tondi, visibili al seguente link: http://www.pescarawebtv.it/magazine/news/la-terra-torna-a-far-paura-giornata-di-scosse-tra-arquata-del-tronto-e-norcia-3712.html